Articolo sul XIX Secolo edizione Genova del 18 Settembre 2008

 

IL CASO

 

  «Dietro l'autovelox c'è la truffa»

 

L impianto di Carro è finito nell'inchiesta della procura di Milano sugli appalti  truccati

I NUMERI

4 gli arresti in Italia

21 i denunciati

29 i comuni con appalti manipolati

16 i dispositivi elettronici sequestrati

130 i comuni sotto accertamento

Fare un passo indietro nella tormentata storia politica del paesino che ha dato i natali ai genitori di Nicolò Paganini. Dopo l'uscita di scena dell'ex sindaco Bruno Firenze, il Comune è stato retto infatti, per più di un anno, dal commissario prefettizio Roberta Carpanese. Ma è la data per l'appalto dell' autovelox a darci le coordinate: il 4 novembre 2004.

All'epoca era saldo, a pochi mesi dalla elezioni vinte, proprio Bruno Firenze. Fu lui a volere, fortissimamente, quell'autovelox sulla provinciale. Rintracciato dal Secolo XIX, racconta: «Fu tutto regolare, ci fu una regolare gara alla quale parteciparono più aziende specializzate in questo genere di servizi. Vinse regolarmente quella che offriva le caratteristiche migliori. Tutto certificato, alla luce del sole. E nessun sospetto di alterazione».

Eppure quell'autovelox ha fatto discutere, eccome, in Val di Vara. E c'è una ragione. L'apparecchiatura (anzi due, una per senso di marcia), fu installata sulla strada che porta verso Sesta Godano e poi a Varese Ligure. Una strada, insomma, che gli abitanti di Carro utilizzano di rado e alla quale il Comune arriva solo con una specie di lingua, un'enclave come Porta Santa Margherita. Risultato: a rimaner falcidiati dalle continue multe dell'occhio elettronico erano gli abitanti dei Comuni vicini, mentre gli automobilisti di Carro erano regolarmente graziati, mentre la loro amministrazione incassava. Per di più, allora, il limite di velocità era di, cinquanta all'ora.

 Forse solo scendendo dalla macchina e spingendola si poteva stare al di sotto di quella soglia e così le maxi sanzioni fioccavano a centinaia.

Il primo cittadino di Sesta Godano Giovanni Lucchetti Morlani. scrive una lettera indignata alla Provincia e al prefetto. Nel 2005 un migliaio di multati si riunisce in un comitato e invia un esposto alla procura della Repubblica. Intanto i giudici di pace continuano ad annullare le contravvenzioni ed è successo ancora all'inizio di quest'anno. In parte perché il limite di 50 all'ora era illegittimo, in parte perché l'apparecchiatura non era sorvegliata dai vigili urbani ma lavorava "in automatico". L'ultimo caso ha visto trionfare in aula un abitante di Brugnato. Ancora sospetti: «Ne sono sicuro, quel giorno, una mattina dello scorso giugno,avrò fatto sì e no i 50, 60 all'ora, mentre il rilevatore ha regi­strato una velocità di 73 all'andata e 70 al ritorno: questo mi ha fatto subito sorgere forti dubbi sulla corretta taratura della macchina». Nello scorso settembre la svolta: la Provincia rimodula lo status della strada, decide che in realtà non attraversa il centro abitato e il limite sale a settanta all'ora. L'ex sindaco Firenze insiste: «Fu tutto rego­lare, tutto certificato. E con la valanga di proteste che si scatenò all'epoca, nessuna si appuntò sulla regolazione dell'apparecchio. Ricordo, questo sì, il nome della Citiesse in fase di collaudo e taratura, anzi, mi rimase impresso il nome di quel paese, Rovellasca in provincia di Como».

E sia l'appalto venne aggiudicato alla cooperativa Ca.Bri.Ni, di Ceparana, che in fase tecnica utilizzò i tecnici della Citiesse. Cercando tracce della cooperativa non si riesce a trovarne traccia. Il perché è spiegato: oggi è subentrata la Igea, una srl, che sta ora stipulando una serie di nuovi contratti con le amministrazioni dello Spezzino e il cui titolare Claudio Ghizzoni non sfugge alle domande del Secolo XIX. «Abbiamo rilevato le apparecchiature della cooperativa, otto impianti fissi piazzati sul territorio spezzino. Tutto è regolarmente certificato, collaudato, assolutamente regolare.

Davvero non riesco a capire per quale motivo l'autovelox di Carro sia entrato nell'inchiesta.

 Non vedo altra spiegazione di un errore o di qualche vicenda legata alle polemiche sul vecchio limite di velocità. L'apparecchio è dello stesso tipo di quello usato dalla polizia stradale, è costantemente controllato e verificato e ogni operazione accompagnata da certificazioni puntuali». La domanda che interessa di più ai cittadini: quanto incassano le aziende come le vostre dagli autovelox? «Il discorso va visto in un'ottica corretta. Noi abbiamo calcolato che ogni scatto (cioè ogni infrazione rilevata, ndr) costa al Comune dai 18 ai 25 euro, secondo le situazioni e la quantità. Ma per noi è un ricavo. Bisogna metterci l'ammortamento delle macchine, le certificazioni, l'intervento settimanale del tecnico, i costi per lo sviluppo delle foto. Sa quanto costa un autovelox? Almeno 40 mila euro, mai nuovi modelli, che ho visto in esposizione a Rimini, vanno dagli 80 ai 120. E poi c'è chi li rompe, li danneggia, addirittura gli spara. Le assicurazioni impongono una franchigia di 4 mila euro, che non rimborsano comunque». Risultato? «Per noi un business c'è comunque, mentre se un Comune deci­desse la strada del fai da te, uno "scatto" gli costerebbe non meno di 40 euro». Intanto, però, la procura di Milano sostiene che la truffa c'era ec­come, con i T-Red (i semafori con tele­camera) e anche gli autovelox tarati male a bella posta per aumentare i profitti. E nell'elenco degli impianti (e degli appalti) nel mirino finisce anche odiatissimo impianto di Carro.

MARCO MENDUNI

menduni@ilsecoloxixit ha collaborato Laura Ivani

 

 

 
 
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