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IL CASO
«Dietro
l'autovelox c'è la truffa»
L impianto di Carro è finito nell'inchiesta della procura di
Milano sugli appalti truccati
I
NUMERI
4
gli arresti in Italia
21
i denunciati
29
i
comuni con appalti manipolati
16
i dispositivi elettronici sequestrati
130
i comuni sotto accertamento
Fare un passo
indietro nella tormentata storia politica del paesino che ha dato i natali
ai genitori di Nicolò Paganini. Dopo l'uscita di scena dell'ex sindaco Bruno
Firenze, il Comune è stato retto infatti, per più di un anno, dal
commissario prefettizio Roberta Carpanese. Ma è la data per l'appalto dell'
autovelox a darci le coordinate: il 4 novembre 2004.
All'epoca era
saldo, a pochi mesi dalla elezioni vinte, proprio Bruno Firenze. Fu lui a
volere, fortissimamente, quell'autovelox sulla provinciale. Rintracciato dal
Secolo XIX, racconta: «Fu tutto regolare, ci fu una regolare gara
alla quale parteciparono più aziende specializzate in questo genere di
servizi. Vinse regolarmente quella che offriva le caratteristiche migliori.
Tutto certificato, alla luce del sole. E nessun sospetto di alterazione».
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Eppure
quell'autovelox ha fatto discutere, eccome, in Val di Vara. E c'è
una ragione. L'apparecchiatura (anzi due, una per senso di marcia),
fu installata sulla strada che porta verso Sesta Godano e poi a
Varese Ligure. Una strada, insomma, che gli abitanti di Carro
utilizzano di rado e alla quale il Comune arriva solo con una specie
di lingua, un'enclave come Porta Santa Margherita. Risultato: a
rimaner falcidiati dalle continue multe dell'occhio elettronico
erano gli abitanti dei Comuni vicini, mentre gli automobilisti di
Carro erano regolarmente graziati, mentre la loro amministrazione
incassava. Per di più, allora, il limite di velocità era di,
cinquanta all'ora. |
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Forse
solo scendendo dalla macchina e spingendola si poteva stare al di sotto di
quella soglia e così le maxi sanzioni fioccavano a centinaia.
Il primo
cittadino di Sesta Godano Giovanni Lucchetti Morlani. scrive una lettera
indignata alla Provincia e al prefetto. Nel 2005 un migliaio di multati si
riunisce in un comitato e invia un esposto alla procura della Repubblica.
Intanto i giudici di pace continuano ad annullare le contravvenzioni ed è
successo ancora all'inizio di quest'anno. In parte perché il limite di 50
all'ora era illegittimo, in parte perché l'apparecchiatura non era
sorvegliata dai vigili urbani ma lavorava "in automatico". L'ultimo caso ha
visto trionfare in aula un abitante di Brugnato. Ancora sospetti: «Ne sono
sicuro, quel giorno, una mattina dello scorso giugno,avrò fatto sì e no i
50, 60 all'ora, mentre il rilevatore ha registrato una velocità di 73
all'andata e 70 al ritorno: questo mi ha fatto subito sorgere forti dubbi
sulla corretta taratura della macchina». Nello scorso settembre la svolta:
la Provincia rimodula lo status della strada, decide che in realtà
non attraversa il centro abitato e il limite sale a settanta all'ora. L'ex
sindaco Firenze insiste: «Fu tutto regolare, tutto certificato. E con la
valanga di proteste che si scatenò all'epoca, nessuna si appuntò sulla
regolazione dell'apparecchio.
Ricordo, questo sì, il nome della Citiesse in
fase di collaudo e taratura, anzi, mi rimase impresso il nome di quel paese,
Rovellasca in provincia di Como».
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E sia l'appalto venne aggiudicato
alla cooperativa Ca.Bri.Ni, di Ceparana, che in fase tecnica
utilizzò i tecnici della Citiesse. Cercando tracce della cooperativa
non si riesce a trovarne traccia. Il perché è spiegato: oggi è
subentrata la Igea, una srl, che sta ora stipulando una serie di
nuovi contratti con le amministrazioni dello Spezzino e il cui
titolare Claudio Ghizzoni non sfugge alle domande del Secolo XIX.
«Abbiamo rilevato le apparecchiature della cooperativa, otto
impianti fissi piazzati sul territorio spezzino. Tutto è
regolarmente certificato,
collaudato, assolutamente regolare.
Davvero non riesco a capire per
quale motivo l'autovelox di Carro sia entrato nell'inchiesta.
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Non vedo
altra spiegazione di un errore o di qualche vicenda legata alle polemiche
sul vecchio limite di velocità. L'apparecchio è dello stesso tipo di quello
usato dalla polizia stradale, è costantemente controllato e verificato e
ogni operazione accompagnata da certificazioni puntuali». La domanda che
interessa di più ai cittadini: quanto incassano le aziende come le vostre
dagli autovelox? «Il discorso va visto in un'ottica corretta. Noi abbiamo
calcolato che ogni scatto (cioè ogni infrazione rilevata, ndr) costa
al Comune dai 18 ai 25 euro, secondo le situazioni e la quantità. Ma per noi
è un ricavo. Bisogna metterci l'ammortamento delle macchine, le
certificazioni, l'intervento settimanale del tecnico, i costi per lo
sviluppo delle foto. Sa quanto
costa un autovelox? Almeno 40 mila euro, mai
nuovi modelli, che ho visto in esposizione a Rimini, vanno dagli 80 ai 120.
E poi c'è chi li rompe, li danneggia, addirittura gli spara. Le
assicurazioni impongono una franchigia di 4 mila euro, che non rimborsano
comunque». Risultato? «Per noi un business c'è comunque, mentre se un Comune
decidesse la strada del fai da te, uno "scatto" gli costerebbe non
meno di 40 euro». Intanto, però, la procura di Milano sostiene che la truffa
c'era eccome, con i T-Red (i semafori con telecamera) e anche gli
autovelox tarati male a bella posta per aumentare i profitti. E nell'elenco
degli impianti (e degli appalti) nel mirino finisce anche odiatissimo
impianto di Carro.
MARCO MENDUNI
menduni@ilsecoloxixit ha collaborato
Laura Ivani |