Articolo sul XIX Secolo edizione Genova del 21 Settembre 2008

 

Autovelox-truffa, nel mirino altri due Comuni spezzini

21 settembre 2008| Marco Menduni

 

Non si ferma l’inchiesta dei pm e della Finanza sui semafori e gli autovelox e i relativi appalti «alterati per lucrare sulle multe», come ipotizzano i magistrati. Dopo l’impianto di Carro, nello Spezzino, tra i casi «da verificare» nelle carte delle Fiamme Gialle compaiono altri due autovelox della Val di Vara, Maissana e Borghetto. Indagini anche sulle offerte fatte al Comune di Sant’Olcese, vicino a Genova, che non ha però poi installato l’apparecchiatura. Tra le situazioni sospette quella della figlia del sindaco di un Comune in provincia di Imperia, assunta come impiegata da una delle ditte coinvolte nell’inchiesta.

Così, dopo il blitz, gli arresti, le denunce, si scopre che ci sono altri appalti, altri semafori e altri autovelox nel mirino della Guardia di Finanza. Non si ferma, infatti, l’inchiesta sulle gare sospette e sugli apparecchi di rilevazione della velocità che potrebbero essere stati alterati per lucrare sulle contravvenzioni. Con un ventaglio di ipotesi che va dall’alterazione tout court dei sistemi di controllo alla sistemazione della macchine lungo tracciati stradali sui quali, a bella posta, erano stati indicati limiti di velocità impossibili da rispettare, se non addirittura pericolosi per la circolazione. Questa è l’ipotesi del pm Alfredo Robledo.

Dopo il caso dell’autovelox di Carro in provincia della Spezia, unico impianto della Liguria finito nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere quattro dirigenti delle aziende coinvolte (17 gli indagati), spunta fuori un nuovo elenco di situazione da verificare.

Compaiono il Comune di Sant’Olcese, in provincia di Genova, e altri due centri dello Spezzino, entrambi in Val di Vara: Maissana e Borghetto. Tutto ruota intorno alle attività della Citiesse, azienda di Como nell’occhio del ciclone. Per il caso di Sant’Olcese le Fiamme Gialle hanno anche scavato sul genere di offerta che veniva fatta alle amministrazioni in fase di gara. «Non può che essere così - spiega ora Angelo Cassissa, sindaco dal 19 luglio 2004 alla guida di un’amministrazione di centrosinistra - perché noi non abbiamo installato alcun apparecchio sul nostro territorio. C’è stato, è vero, un interessamento e abbiamo chiesto più preventivi alle aziende specializzate, tra cui la Citiesse».

Semafori T-Red o autovelox? «Noi eravamo intenzionati a sistemare un autovelox nella zona di Manesseno, dove il traffico è aumentato negli ultimi anni in maniera esponenziale e ci sono dei problemi per chi corre troppo. Poi però la modifica della legge ci ha frenato: poter noleggiare l’impianto senza spese aggiutive era una buona soluzione, ma poi è giunto l’obbligo per i Comuni di investire comunque una cifra fissa. E per noi è un investimento gravoso, anche perché abbiamo sempre mirato alla sicurezza e non all’idea di far cassa».

Gli impianti, e le relative gare di aggiudicazione, su cui si sta indagando in provincia della Spezia, sono collegati alla vicenda dell’autovelox di Carro, sistemato lungo la strada provinciale che dal capoluogo porta a Sesta Godano e a Varese Ligure. Secondo le carte della Guardia di Finanza anche le apparecchiature di Maissana e di Borghetto erano gestite dalla cooperativa Ca.Bri.Ni. E, sempre secondo le Fiamme Gialle, erano state acquistate dalla Citiesse, che poi interveniva in fase di collaudo e di taratura. Finendo per garantire, secondo i documenti nelle mani degli inquirenti, una media che oltrepassava i quattromila “scatti” ogni sei mesi, laddove con “scatto” si intende la rilevazione di un’infrazione.

Come ha spiegato al Secolo XIX Claudio Ghizzoni, titolare della Igea, la sua srl «ha rilevato rilevato le apparecchiature della cooperativa, otto impianti fissi piazzati sul territorio spezzino». Ribadendo che «tutto è regolarmente certificato, collaudato, assolutamente regolare».

Con la Citiesse ha avuto contatti anche un Comune della Vallescrivia, Ronco, che da tempo ha installato semafori “intelligenti” lungo le sue strade. «Ma i rapporti con la Citiesse riguardano solo l’autovelox mobile della nostra polizia municipale, che peraltro abbiamo acquistato e non preso a noleggio, e che funziona solo nelle postazioni in cui i nostri agenti sono presenti». E i semafori? «Sono impianti photored, forniti da un’altra azienda. E che abbiamo comunque provveduto a disattivare quando l’inchiesta sulle alterazioni, nata dal caso di Segrate nel 2006, è iniziata. Erano semafori che scattavano quando qualche mezzo si avvicinava a velocità troppo elevata. Dopo le prime contestazioni avevamo deciso, d’accordo con il giudice di pace, una consulenza “terza” per verificare che fosse tutto a posto. Alla fine abbiamo comunque desistito, anche se abbiamo lasciato gli impianti, che hanno comunque dato ottimi risultati per la sicurezza della nostra strada». Gli impianti, quindi, funzionano ancora... «Sì, ma come normali semafori, a tempo. Ovviamente, continuano a fotografare chi passa con il rosso. E vorrei anche “sfatare” una leggenda che gira in zona: che passando contromano sull’altra corsia la telecamera non inquadri la targa. Non è vero ed è un comportamento pericolosissimo». Infine c’è il caso del Comune in provincia di Imperia, ma anche in questo caso le verifiche sono all’inizio. Il fatto che la figlia del primo cittadino sia stata assunta come dattilografa da una delle aziende coinvolte nell’inchiesta è stato comunque segnalato dalla Finanza ai magistrati.

 

 

 
 
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