Non si ferma l’inchiesta dei
pm e della Finanza sui semafori e gli autovelox
e i relativi appalti «alterati per lucrare sulle
multe», come ipotizzano i magistrati. Dopo
l’impianto di Carro, nello Spezzino, tra i casi
«da verificare» nelle carte delle Fiamme Gialle
compaiono altri due autovelox della Val di Vara,
Maissana e Borghetto. Indagini anche sulle
offerte fatte al Comune di Sant’Olcese, vicino a
Genova, che non ha però poi installato
l’apparecchiatura. Tra le situazioni sospette
quella della figlia del sindaco di un Comune in
provincia di Imperia, assunta come impiegata da
una delle ditte coinvolte nell’inchiesta.
Così, dopo il blitz, gli
arresti, le denunce, si scopre che ci sono altri
appalti, altri semafori e altri autovelox nel
mirino della Guardia di Finanza. Non si ferma,
infatti, l’inchiesta sulle gare sospette e sugli
apparecchi di rilevazione della velocità che
potrebbero essere stati alterati per lucrare
sulle contravvenzioni. Con un ventaglio di
ipotesi che va dall’alterazione
tout court dei sistemi di controllo alla
sistemazione della macchine lungo tracciati
stradali sui quali, a bella posta, erano stati
indicati limiti di velocità impossibili da
rispettare, se non addirittura pericolosi per la
circolazione. Questa è l’ipotesi del pm Alfredo
Robledo.
Dopo il caso dell’autovelox
di Carro in provincia della Spezia, unico
impianto della Liguria finito nelle pagine
dell’ordinanza di custodia cautelare che ha
portato in carcere quattro dirigenti delle
aziende coinvolte (17 gli indagati), spunta
fuori un nuovo elenco di situazione da
verificare.
Compaiono il Comune di Sant’Olcese,
in provincia di Genova, e altri due centri dello
Spezzino, entrambi in Val di Vara: Maissana e
Borghetto. Tutto ruota intorno alle attività
della Citiesse, azienda di Como nell’occhio del
ciclone. Per il caso di Sant’Olcese le Fiamme
Gialle hanno anche scavato sul genere di offerta
che veniva fatta alle amministrazioni in fase di
gara. «Non può che essere così - spiega ora
Angelo Cassissa, sindaco dal 19 luglio 2004 alla
guida di un’amministrazione di centrosinistra -
perché noi non abbiamo installato alcun
apparecchio sul nostro territorio. C’è stato, è
vero, un interessamento e abbiamo chiesto più
preventivi alle aziende specializzate, tra cui
la Citiesse».
Semafori T-Red o autovelox?
«Noi eravamo intenzionati a sistemare un
autovelox nella zona di Manesseno, dove il
traffico è aumentato negli ultimi anni in
maniera esponenziale e ci sono dei problemi per
chi corre troppo. Poi però la modifica della
legge ci ha frenato: poter noleggiare l’impianto
senza spese aggiutive era una buona soluzione,
ma poi è giunto l’obbligo per i Comuni di
investire comunque una cifra fissa. E per noi è
un investimento gravoso, anche perché abbiamo
sempre mirato alla sicurezza e non all’idea di
far cassa».
Gli impianti, e le relative
gare di aggiudicazione, su cui si sta indagando
in provincia della Spezia, sono collegati alla
vicenda dell’autovelox di Carro, sistemato lungo
la strada provinciale che dal capoluogo porta a
Sesta Godano e a Varese Ligure. Secondo le carte
della Guardia di Finanza anche le
apparecchiature di Maissana e di Borghetto erano
gestite dalla cooperativa Ca.Bri.Ni. E, sempre
secondo le Fiamme Gialle, erano state acquistate
dalla Citiesse, che poi interveniva in fase di
collaudo e di taratura. Finendo per garantire,
secondo i documenti nelle mani degli inquirenti,
una media che oltrepassava i quattromila
“scatti” ogni sei mesi, laddove con “scatto” si
intende la rilevazione di un’infrazione.
Come ha spiegato al
Secolo XIX Claudio Ghizzoni, titolare
della Igea, la sua srl «ha rilevato rilevato le
apparecchiature della cooperativa, otto impianti
fissi piazzati sul territorio spezzino».
Ribadendo che «tutto è regolarmente certificato,
collaudato, assolutamente regolare».
Con la Citiesse ha avuto
contatti anche un Comune della Vallescrivia,
Ronco, che da tempo ha installato semafori
“intelligenti” lungo le sue strade. «Ma i
rapporti con la Citiesse riguardano solo
l’autovelox mobile della nostra polizia
municipale, che peraltro abbiamo acquistato e
non preso a noleggio, e che funziona solo nelle
postazioni in cui i nostri agenti sono
presenti». E i semafori? «Sono impianti
photored, forniti da un’altra azienda. E
che abbiamo comunque provveduto a disattivare
quando l’inchiesta sulle alterazioni, nata dal
caso di Segrate nel 2006, è iniziata. Erano
semafori che scattavano quando qualche mezzo si
avvicinava a velocità troppo elevata. Dopo le
prime contestazioni avevamo deciso, d’accordo
con il giudice di pace, una consulenza “terza”
per verificare che fosse tutto a posto. Alla
fine abbiamo comunque desistito, anche se
abbiamo lasciato gli impianti, che hanno
comunque dato ottimi risultati per la sicurezza
della nostra strada». Gli impianti, quindi,
funzionano ancora... «Sì, ma come normali
semafori, a tempo. Ovviamente, continuano a
fotografare chi passa con il rosso. E vorrei
anche “sfatare” una leggenda che gira in zona:
che passando contromano sull’altra corsia la
telecamera non inquadri la targa. Non è vero ed
è un comportamento pericolosissimo». Infine c’è
il caso del Comune in provincia di Imperia, ma
anche in questo caso le verifiche sono
all’inizio. Il fatto che la figlia del primo
cittadino sia stata assunta come dattilografa da
una delle aziende coinvolte nell’inchiesta è
stato comunque segnalato dalla Finanza ai
magistrati.