Qualche luce nella lotta al Cinipide del castagno

 

Ciao Leandro,
Eccomi qui con il mio periodico aggiornamento sul problema del cinipide.

Giacomo Greppi.
 

1 Giugno 2012

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Ciao Leandro,
con l'occasione ti invio in allegato un resoconto del seminario tenuto presso la Regione Liguria "Come stanno i boschi liguri?" a cui ho assistito, che penso possa essere di interesse per buona parte dei visitatori del sito.   Giacomo Greppi.
 

27 Dicembre 2011

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Ciao Leandro,
vi seguo sempre e come vedi ogni tanto mi faccio vivo con un articolo sul mio "pallino", il cinipide galligeno, anche perchè francamente mi sembra un argomento da non trascurare e di cui invece si parla poco. C'è stato domenica
scorsa a Calice al Cornoviglio un interessante incontro con la partecipazione di qualificati relatori e quindi ti invio un articolo con la relazione di quanto detto, se vorrai pubblicarlo. Ho visto che si è creato un interessante blog da parte dei fungaioli. Siccome lo sono anch'io presto mi farò vivo anche lì. Salutissimi e grazie. Giacomo Greppi.
 

18 Ottobre 2011

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Finalmente un organo di  informazione importante come il TG2 delle 13, giovedì 24 giugno ha dedicato lo spazio necessario al problema dell'infestazione dei castagneti italiani da  parte del parassita cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) conosciuto anche come “vespa cinese”(vedi articoli precedenti). Necessario principalmente ad informare i tanti che ancora non conoscevano il problema, compresi coloro che ricoprendo certi ruoli  potrebbero dare un contributo attivo, e necessario a far sentire meno isolati e impotenti quanti da  mesi, se non da anni, si “sbattono” per sensibilizzare Amministratori e Funzionari alla gravità dell'evento.

Il TG ha anche dato notizia che a breve presso il Ministero sarà “aperto un tavolo” per affrontare l'emergenza e che potrebbe essere decretato lo stato di calamità per un certo numero di regioni.

Al di là del linguaggio burocratico sembra proprio che il nostro Paese (forse su spinta della Comunità Europea che ci addebita giustamente l'entrata del parassita?) voglia affrontare seriamente la situazione su scala nazionale. Meglio tardi che mai.

Ma non è questo l'unico spiraglio di luce a cui alludevamo nel titolo. Per fortuna, facendo un po' di ricerche, si evidenzia come numerosi gruppi di ricerca, in altre regioni, si stiano dedicando all'argomento e qualche risultato, perlomeno a livello di maggior conoscenza del problema , è già arrivato.

Notizie interessanti per i nostri boschi sono riportate per esempio dalla Rivista del Centro Studi e Ricerche su Nocciolo e Castagno di Viterbo. E' ormai tristemente noto che la piccola vespa arrivata dalla Cina  nel 2002 sta determinando uno squilibrio dell'ecosistema castagneto in quanto è arrivata da sola, senza cioè il corollario di altri insetti antagonisti naturali che ne limitano la crescita nel paese di origine (primo fra tutti il Torymus Sinensis la cui riproduzione è stata da anni intrapresa  dall'Università di Torino) né si è potuto stabilizzare in breve tempo la presenza di altri potenziali nemici. La buona notizia è che pare che con il tempo diverse speci di insetti autoctoni dei nostri boschi, pare almeno 25, da sempre specializzati contro un altro tipo di cinipide,  presente sugli alberi di quercia e affini senza fare grossi danni, proprio perché l'equilibrio fra le due tipologie di insetti si è già stabilizzato, non disdegnino di attaccare il cinipide del castagno e si stiano adattando a parassitizzarlo, uccidendone le larve. I nostri castagneti, che sono in grandissima parte “inselvatichiti” e “inquinati” da querce, cerri e roveri potrebbero trovare nella presenza di queste piante un insperato prezioso aiuto.

A supporto di di ciò la rivista sopracitata riporta anche di prove effettuate, con esiti negativi, utilizzando decine di sostanze attive insetticide sia sulle gemme delle piante che sulle galle che nei periodo in cui  le vespe sfarfallano. Cita in particolare che dall'esame del materiale biologico  le piante sottoposte ai trattamenti hanno mostrato una entità dell'infestazione superiore al testimone non trattato: ciò potrebbe essere imputato proprio alla elevata mortalità causata dai principi attivi nei confronti dei nemici naturali del cinipide. 

La Regione Campania ha stipulato una convenzione, oltre che con i precursori in Italia della ricerca sul cinipide, gli entomologi del DI.VA.PRA. dell'Università di Torino, con l'Istituto per la Prevenzione delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che possiede competenze polispecialistiche per affrontare il problema a 360° anche collaborando con altre istituzioni. Fra questa quella con l'Università del Molise per l'individuazione e lo studio dei cosidetti “semiochimici”, sostanze volatili emesse dai vegetali (nella fattispecie quelle che riguardano i castagni) che trasmettono messaggi recepibili da altre speci ( nel nostro caso i cinipidi), che se individuate con precisione sarebbero un prezioso strumento per ricavare esche selettive o agenti di confusione o viceversa di repellenza.

Il CNR peraltro ha avuto approvato direttamente dall'Unione Europea un progetto che prevede lo sviluppo di una collaborazione con la Cina per la caratterizzazione delle specificità del cinipide nel paese di origine ai fini di una migliore lotta allo stesso. Lo stesso CNR  ha avuto anche approvato nell'ambito del Bando di attuazione della Misura PSR 124 un progetto nominato OPTIMUS che dovrebbe portare in tempi stretti a ottenere una serie di biofabbriche che producano l'antagonista.

Su quest'ultimo argomento è bene fare chiarezza, essendo stata enunciata nel recente incontro di Varese la possibilità di attrezzare anche da noi dei centri di riproduzione. L'allevamento del Torymus su cui il DIVAPRA di Torino ha ormai lunga esperienza, necessita di tecniche complesse, richiede un laboratorio, conoscenze e precauzioni che solo personale esperto o giovani con una buona preparazione di base, sottoposti preliminarmente ad adeguata formazione, possono avere.

(A  proposito di professionalità merita una citazione la Dott.essa Quacchia  di Torino, coautrice di numerose pubblicazioni sull'argomento, che abbiamo avuto il piacere di conoscere). Per la riproduzione del  Torymus, a differenza del cinipide che non richiede accoppiamento sessuale, sono necessari il maschio e la femmina, e non è facile distinguere i due sessi. Inoltre la riuscita della lotta può essere pregiudicata da un non corretto rapporto fra maschi e femmine (ottimale se poco superiore al 2:1), dal fatto che se le femmine non si accoppiano quasi subito dopo lo sfarfallamento rifiuteranno il maschi e deporranno solo uova che generano solo maschi, dal periodo di lancio, ecc.

E' inoltre necessario scegliere castagneti ben infestati dal cinipide in modo che il Torymus trovi subito le larve in cui depositare le sue uova, ma non già troppo debilitati, ben esposti in modo che il vento agevoli la diffusione. Se tutto viene fatto a regola d'arte dopo 5/ 7 anni il cinipide dovrebbe essere già in regressione. 

Comunque fin d'ora conviene abituarsi a pensare che col cinipide dovremo poi convivere; per assurdo addirittura salvandolo dall'estinzione che il Torymus stesso ( o nuovi micidiali insetticidi che venissero inventati) potrebbero provocare; perchè se ciò accadesse il Torymus stesso, non trovando le larve del nemico in cui depositare le uova, a sua volta  scomparirebbe localmente e, alla conseguente nuova invasione del cinipide (la natura ha sempre un'arma di riserva e il sopravvento) dovremmo ricominciare da capo.

 

Qualche consiglio pratico.

Proviamo a dare qualche suggerimento, sintetizzando quanto si trova sulla letteratura specializzata.

Distinguiamo casi. Se l'insetto apparentemente non è ancora arrivato nel nostro castagneto conviene prepararsi perché è inevitabile che si presenti: tenere nel massimo conto la presenza di querce, cerri e roveri perché possono ospitare parassitoidi utili che possono svolgere la stessa azione del Torymus; ripulendo i castagni si lasciano i polloni e i germogli più bassi, perché fanno da esca e da spia del primo arrivo del cinipide: li toglieremo non prima di fine luglio ( cioè quando finiti i voli della vespetta conterranno le sue eventuali uova messe lì a svernare per svilupparsi la prossima primavera) e li bruceremo con prudenza.

Se evidenziamo la presenza dell'insetto, ma l'entità dell'infestazione è bassa, è utile intervenire sino al 30 luglio asportando le galle e bruciandole: non lo si eliminerà ma lo si rallenterà.

Se l'infestazione è ormai eclatante alcuni suggeriscono di non iniziare neppure la lotta , (è fatica inutile), sperando che questo favorisca lo sviluppo di eventuali antagonisti autoctoni e che chi è preposto al lancio del torymus si attivi per realizzare dei lanci nella sua zona..... Piuttosto se possibile andrebbe incrementata la vigoria delle piante, specie se sono molto giovani e innestate, con le usuali tecniche di supporto: mantenere terra intorno alle radici, concimare, irrigare e una potatura minima. 

Come si vede è una lotta non semplice che va affrontata con professionalità, passione e pazienza e con l'aiuto di studiosi competenti, che in  Italia non mancano, ma che la collettività deve dotare di mezzi adeguati. 

 

                                                                                                Giacomo Greppi

28 Giugno 2011                                                                              

 

 

Il Killer del castagno: Il "cinipide galligeno"

 

Lunedì  scorso , 6 giugno, nell’Aula del Consiglio Comunale del Comune di Varese Ligure, si è tenuto un interessante incontro, organizzato dalla Coldiretti e riguardante un pericoloso parassita che sta attaccando, con esiti nefasti, i castagni della nostra zona: il “cinipide galligeno”.

Relatore della giornata il Dirigente Responsabile del Servizio Fitosanitario della Regione Liguria, Dott. Marcello Storace,  presentato dal Vice Direttore e dal Segretario della Coldiretti della Provincia de La Spezia. Al tavolo, anche la rappresentativa presenza dell’Assessore Provinciale Barli e la Sindaco di Varese, Marcone.

Proprio la Sindaco apre la relazione, ricordando l’importanza che il castagno ha rappresentato per il sostentamento (a volte quasi unico) dei nuclei familiari, con il suo apporto di castagne, di farina, di legname. Importanza che ancor oggi si conferma per varie attività economiche legate al castagno che sono quindi dolorosamente colpite da tale flagello. Auspica quindi una azione sinergica di tutte le componenti :istituzioni, associazioni, privati, per una lotta comune e decisa a tale parassita.

L’Assessore, dopo aver ricordato che la materia non è di competenza della Provincia ma della Regione, concorda con la posizione della Sindaco e auspica collateralmente una politica di sostegno economico alle imprese direttamente o indirettamente comprese nell’economia del castagno (fra queste ultime: produzione di miele, agriturismi, funghi,ecc..)

Dalla esposizione del dott. Storace, si apprende che il parassita, il “cinipide galligeno”, è un insetto che si dedica esclusivamente alle piante di castagno.

La sua provenienza è cinese, ma sin dal 1941 è stato segnalato in Giappone. Solo nel 1974 riesce nel salto degli oceani e si presenta negli Stati Uniti. L’arrivo in Europa risale al 2002 e come paese di arrivo sceglie proprio il nostro, l’Italia. La prima apparizione è in Piemonte a Peveragno, in provincia di Cuneo. Il suo arrivo si ritiene sia avvenuto con l’importazione di marze giapponesi acquistate per tentativi di piantagioni di castagni ibridi.

La diffusione è prevedibile ed avviene sistematicamente. Espatria, superando le Alpi e scende in Francia (dove determina gravissimi danni nella zona dell’Ardeche che rappresenta la produzione dell’80% della produzione di castagne della Francia), in Svizzera ed in Slovenia. Di questa forma di endemia il nostro paese è ritenuto responsabile, perché è stato la porta di ingresso del parassita nel nostro Continente (Inghilterra e Germania hanno vietata l’importazione di piante di castagno nei loro paesi).

In Liguria è presente sin dal 2004; prima nell’Imperiese e Savonese e poi nelle altre province.Oggi  colpisce quasi l’intero territorio regionale che conta ca. 300.000 ha. di bosco, di cui ca. 70.000 a castagneto, il 5% dei quali nell’Alta Val di Vara ( la Liguria è fra le regioni italiane con il più alto tasso di territorio coperto da bosco), ovvero un non piccolo patrimonio boschivo che avrebbe dovuto e deve essere difeso .Un recente decreto proprio dell’autorità fitosanitaria (n.ro 662 del marzo 2011 che regolamenta il commercio del castagno), dice che…”non è più ipotizzabile riuscire ad eradicare dal territorio l’organismo nocivo in argomento“….,  e dunque bisogna conviverci.

Secondo l’esperto, il parassita non uccide il castagno, anche se ne riduce drasticamente (anche 60-80%) la produzione; la morte avviene se la pianta è già compromessa da altre patologie. Di fatto i nostri boschi, a vista d’occhio, sono già maculati da zone, da strisce di alberi secchi. La cinipide è una sorta di vespa di colore nero chi scrive, che ritiene di averla notata perché non capiva cosa fosse, ha avuta la sensazione

 iniziale che si trattasse di formica volante), che inocula le proprie uova (da 100 a 150 ogni esemplare) nelle gemme del castagno. Questo avviene generalmente (in dipendenza delle condizioni climatiche) nei mesi di giugno-luglio e per il breve periodo di vita di questo insetto (si dice anche meno di dieci giorni), che fortunatamente ha un solo ciclo vitale e che vive solo sul  castagno, ma che sfortunatamente si autoriproduce per partenogenesi e quindi con grande facilità.

Le uova stanno in letargo sino alla successiva primavera. Al loro risveglio si nutrono e crescono attingendo alla linfa del castagno che, per reazione, crea delle sorte di “galle” (protuberanze intorno alle uova), inizialmente verdi e poi rosse nella fase di maturazione. Ciò limita la formazione della foglia, la nutrizione

della pianta e la produzione del frutto.

Come si è detto, la generale diffusione sul territorio nazionale (al momento sembrano indenni solo la Sardegna, la Sicilia e poche altre zone) non fa intravedere, ad oggi, la possibilità della sua eliminazione. Vari studi di ricerca effettuati dall’Università di Torino (la prima ad essere incaricata di tale ricerca) ha portato alla conclusione che l’unica arma di difesa è la diffusione, nei boschi colpiti, di una altro parassita, il “Torymus” che, sembra dimostrato dall’esperienza Giapponese, si nutre proprio di

 “cinipide”. Questo Torymus , a differenza della cinipide si riproduce per unione di coppia e quindi ha una diffusione più lenta e difficile. La sua produzione, inizialmente solo presso l’università di Torino, verrà estesa in più centri specializzati. Dal nascere del fenomeno nella nostra Regione, di tali Torymus si sono fatti 19 lanci sui boschi colpiti. Ogni lancio, che deve essere effettuato nel periodo in cui la larva si trasforma ed inizia lo “sfarfallamento” (esce dalla galla e comincia a volare), consiste nella liberazione di ca. 100 coppie del parassita antagonista della cinipide. Gli ultimi lanci sono stati sui boschi di Carro, Maissana e Levanto. Nessuno ancora su Varese Ligure e Sesta Godano.

Le domande dei presenti sono varie e non tutte possono ottenere risposte esaustive (l’utilizzo del Torymus non sembra avere controindicazioni). Pochi gli interventi vibrati. La platea è pacata, tranquilla, quasi rassegnata, o forse rassicurata dall’intervento degli esponenti pubblici presenti. Eppure ci sarebbe stato da attendersi un clima più acceso. Seppur le imprese pesantemente coinvolte nel problema siano in numero relativamente limitato, è indubbio che il danno riguarda tutta la zona e dunque tutti i proprietari. E il quadro emerso non è per nulla confortante. Una possibile proiezione vede i nostri boschi infestati da questo parassita, combattuto con difficoltà per contenerlo. Pessimistico ma non difficile da immaginare che vaste zone dei nostri castagneti vadano a morire e vengano sostituite da boschi, ad esempio di acacia, che sinceramente non sono altrettanto interessanti. Abbiamo infatti appreso che il fenomeno è nel nostro paese dal 2002 e nella nostra regione dal 2004. Forse si poteva e si doveva fare di più per la salvaguardia di un patrimonio boschivo importante come il castagno.

                                                                                             Sandro Ghiorzo di

                                                                                                  ButoCultur@

9 Giugno 2011


 

Nota: per approfondimenti, si consigliano i siti di varie Regioni quali ad es. Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Campania. Salvo errore dello scrivente (di cui eventualmente ci scusiamo sin d’ora), sul sito ufficiale della Regione Liguria si parla diffusamente del pericolo degli incendi boschivi ma non si fa cenno alla “cinipide”.

 

 

Riflessioni dopo l'incontro di Varese Ligure sul Cinipide del castagno

 

Ho partecipato il 6 giugno scorso all'incontro di Varese sul problema dell'infestazione da cinipide galligeno ormai drammaticamente esplosa nei castagneti della valle, incontro così ben riassunto e commentato nell'articolo di Sandro Ghiorzo, che ha anche il pregio di dare un'informazione molto chiara ed esaustiva sull'argomento.
Sono un amante della nostra vallata, senza particolari interessi economici nella castanicoltura, che essendo da tempo a conoscenza di come l'infestazione si stesse diffondendo anche in zone limitrofe alla nostra (per esempio già la scorsa estate sapevo essere completamente invasi molti castagneti del comune di Né, subito al di là del passo del Biscia), fin dallo scorso autunno ho cercato di sensibilizzare, purtroppo con scarsi risultati, amici della valle, amanti della natura, Amministratori e coltivatori che risultavano all'oscuro e non davano alcun peso al pericolo incombente.
Purtroppo devo dire senza peli sulla lingua che è mia opinione, condivisa da altri, che anche la Regione Liguria ha finora affrontato in maniera molto blanda il problema. E' mai possibile che essendo il fenomeno presente dal 2002 in provincia di Cuneo, sia stato monitorato nei territori adiacenti liguri solo nel 2007 e poco dopo nel Sarzanese (di provenienza toscana) e non siano state intraprese in Liguria azioni concrete né di lotta né di tipo informativo, quando la regione Piemonte studia il fenomeno e attua interventi tramite l'Università di Torino fin dal 2004?
Nel corso dell'incontro sono stati ipotizzati anche interventi nei boschi con insetticidi. A parte che trattamenti di prova fatti in Piemonte sono risultati inefficaci mi sembra si possa affermare che un approccio del genere è superficiale e improponibile per la vastità delle aree, il rischio di distruzione di altri insetti utili più sensibili e la difficoltà di centrare il periodo di sfarfallamento che è molto variabile.
Mi sento di fare quest'ultima affermazione in quanto ho avuto modo in questi giorni di aprire un po' di galle per verificare lo stato di accrescimento dell'insetto; ebbene sullo stesso albero ho potuto trovare contemporaneamente l'insetto nello stadio di larva (vermetto bianco), di pupa bianca, di pupa nera e di vespetta già dotata di ali e pronta ad uscire.

Allora cosa si può fare e cosa è stato fatto finora?
L'unico provvedimento che sembra perseguibile è l'allevamento e il lancio nei boschi infestati di un insetto antagonista il torimus sinensis che ha la peculiarità di andare a depositare le sue uova esclusivamente nelle larve del cinipide uccidendole, senza creare a sua volte alcun problema. Questo meccanismo di autoregolazione naturale fa si che i due insetti si controllino a vicenda ed è il motivo per cui in Cina non esistono problemi di proliferazione dannosa anche se il cinipide è presente. Questi allevamenti e lanci sono le attività che svolgono con risultati molto promettenti un istituto dell'Università di Torino e altri centri di altre regioni finanziati dal pubblico. Infatti navigando su internet si vede che le regioni in cui la castagna riveste una certa importanza per la tradizione e l'economia (Piemonte, Toscana, Lazio,Campania, Calabria) si sono attivate da tempo con la ricerca e l'istituzione di più centri di riproduzione dell'antagonista.
Chi scrive, nel corso della riunione di Varese, facendo ricorso a un po' di intuito e fantasia, ha chiesto a chi ipotizzava l'uso di insetticidi, senza suscitare particolare interesse, se nessuno si fosse mai posto il quesito del perché l'insetto vada ad installare le sue uova esclusivamente nelle gemme del castagno snobbando totalmente le altre piante. Ebbene pare che una regione abbia finanziato una ricerca tendente proprio a identificare delle sostanze aromatiche che verrebbero emesse dai castagni e che potrebbero essere l'agente attrattivo dell'insetto. Se così fosse una volta identificate le sostanze in questione si potrebbero creare trappole attrattive, meccanismi di disorientamento, ecc.
Per quanto riguarda la regione Liguria pare che per adesso si sia limitata a dare un piccolo finanziamento all'Università di Torino per effettuare un numero limitato di lanci. Per inciso vorrei sottolineare che i tre lanci effettuati lo scorso aprile nella nostra vallata a Monte Bardellone (comune di Levanto anche se geograficamente già Val di Vara), Carro e Maissana sono stati il frutto di un caso fortuito: in occasione di un corso di castanicoltura, presentatasi l'occasione di colloquiare personalmente con la ricercatrice di Torino che alleva e lancia l'insetto antagonista, le sono stati segnalati i tre castagneti in questione che, evidenziando già la presenza del cinipide e avendo caratteristiche di cura e accessibilità, risultavano idonei e meritevoli per la sperimentazione.

Quali iniziative dovrebbero essere prese concretamente in Liguria?
Realizzare un piano di lancio dell'antagonista il più capillare possibile, tramite accordi sostanziosi con i centri attrezzati delle altre regioni. Pare infatti che per poter arrivare a risultati visibili a 6-7 anni sia necessario coprire tutto il territorio castanicolo con lanci in settori distanti non più di 8-10 Km. In questa fase si potrebbero istituire allo scopo delle borse di studio per neolaureati in discipline scientifiche e agraria. Se i risultati si dimostrassero positivi istituire di conseguenza dei nuovi centri di riproduzione per renderci autosufficienti. Credo che esista anche la possibilità di accedere a finanziamenti europei per la ricerca collegata all'agricoltura.
Nel corso dell'incontro da parte degli Amministratori è stata ipotizzata come azione prioritaria la possibile attivazione di provvidenze economiche per i danni che subiranno i produttori di beni legati al castagno (frutti, farina, miele,ecc.). Certamente un sostegno economico che consenta di superare il periodo critico può essere importante ma non commettiamo l'errore di perseguire solo la logica risarcitoria senza affrontare con decisione prioritariamente il problema tecnico perchè i produttori del Sud America, dell'Est Europa e dell'Asia sicuramente saranno efficientissimi nel far fronte alle richieste di mercato e una volta entrati difficilmente i nostri produttori potrebbero riconquistare lo spazio lasciato libero per troppo tempo.
Quanto sopra vorrebbe essere uno stimolo ma è soprattutto il “grido di dolore”di un semplice cittadino che ha le sue radici nella nostra valle e che non riesce a immaginare cosa diventerebbero i nostri boschi con i castagni resi praticamente sterili e indeboliti da questo nuovo flagello, con la possibilità di essere conseguentemente falcidiati dalle malattie già esistenti.

                                                                                                Giacomo Greppi

11 Giugno 2011

                                                                                                                               

 

 
 
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