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Qualche
luce nella lotta al Cinipide del castagno |
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Ciao Leandro,
con l'occasione ti invio in allegato un resoconto del
seminario tenuto presso la Regione Liguria "Come stanno
i boschi liguri?" a cui ho assistito, che penso possa
essere di interesse per buona parte dei visitatori del
sito.
Giacomo Greppi.
27 Dicembre 2011
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relazione di Giacomo Greppi
Ciao Leandro,
vi seguo sempre e come vedi ogni tanto mi faccio vivo
con un articolo sul mio "pallino", il cinipide galligeno,
anche perchè francamente mi sembra un argomento da non
trascurare e di cui invece si parla poco. C'è stato
domenica
scorsa a Calice al Cornoviglio un interessante incontro
con la partecipazione di qualificati relatori e quindi
ti invio un articolo con la relazione di quanto detto,
se vorrai pubblicarlo. Ho visto che si è creato un
interessante blog da parte dei fungaioli. Siccome lo
sono anch'io presto mi farò vivo anche lì. Salutissimi e
grazie.
Giacomo Greppi.
18 Ottobre 2011
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relazione di Giacomo Greppi
Finalmente un
organo di informazione importante come il TG2 delle 13,
giovedì 24 giugno ha dedicato lo spazio necessario al
problema dell'infestazione dei castagneti italiani da
parte del parassita cinipide galligeno (Dryocosmus
kuriphilus) conosciuto anche come “vespa cinese”(vedi
articoli precedenti). Necessario principalmente ad
informare i tanti che ancora non conoscevano il
problema, compresi coloro che ricoprendo certi ruoli
potrebbero dare un contributo attivo, e necessario a far
sentire meno isolati e impotenti quanti da mesi, se non
da anni, si “sbattono” per sensibilizzare Amministratori
e Funzionari alla gravità dell'evento.
Il TG ha anche dato
notizia che a breve presso il Ministero sarà “aperto un
tavolo” per affrontare l'emergenza e che potrebbe essere
decretato lo stato di calamità per un certo numero di
regioni.
Al di là del
linguaggio burocratico sembra proprio che il nostro
Paese (forse su spinta della Comunità Europea che ci
addebita giustamente l'entrata del parassita?) voglia
affrontare seriamente la situazione su scala nazionale.
Meglio tardi che mai.
Ma non è questo
l'unico spiraglio di luce a cui alludevamo nel titolo.
Per fortuna, facendo un po' di ricerche, si evidenzia
come numerosi gruppi di ricerca, in altre regioni, si
stiano dedicando all'argomento e qualche risultato,
perlomeno a livello di maggior conoscenza del problema ,
è già arrivato.
Notizie
interessanti per i nostri boschi sono riportate per
esempio dalla Rivista del Centro Studi e Ricerche su
Nocciolo e Castagno di Viterbo. E' ormai tristemente
noto che la piccola vespa arrivata dalla Cina nel 2002
sta determinando uno squilibrio dell'ecosistema
castagneto in quanto è arrivata da sola, senza cioè il
corollario di altri insetti antagonisti naturali che ne
limitano la crescita nel paese di origine (primo fra
tutti il Torymus Sinensis la cui riproduzione è stata da
anni intrapresa dall'Università di Torino) né si è
potuto stabilizzare in breve tempo la presenza di altri
potenziali nemici. La buona notizia è che pare che con
il tempo diverse speci di insetti autoctoni dei nostri
boschi, pare almeno 25, da sempre specializzati contro
un altro tipo di cinipide, presente sugli alberi di
quercia e affini senza fare grossi danni, proprio perché
l'equilibrio fra le due tipologie di insetti si è già
stabilizzato, non disdegnino di attaccare il cinipide
del castagno e si stiano adattando a parassitizzarlo,
uccidendone le larve. I nostri castagneti, che sono in
grandissima parte “inselvatichiti” e “inquinati” da
querce, cerri e roveri potrebbero trovare nella presenza
di queste piante un insperato prezioso aiuto.
A supporto di di
ciò la rivista sopracitata riporta anche di prove
effettuate, con esiti negativi, utilizzando decine di
sostanze attive insetticide sia sulle gemme delle piante
che sulle galle che nei periodo in cui le vespe
sfarfallano. Cita in particolare che dall'esame del
materiale biologico le piante sottoposte ai trattamenti
hanno mostrato una entità dell'infestazione superiore al
testimone non trattato: ciò potrebbe essere imputato
proprio alla elevata mortalità causata dai principi
attivi nei confronti dei nemici naturali del cinipide.
La Regione Campania
ha stipulato una convenzione, oltre che con i precursori
in Italia della ricerca sul cinipide, gli entomologi del
DI.VA.PRA. dell'Università di Torino, con l'Istituto per
la Prevenzione delle Piante del Consiglio Nazionale
delle Ricerche (CNR) che possiede competenze
polispecialistiche per affrontare il problema a 360°
anche collaborando con altre istituzioni. Fra questa
quella con l'Università del Molise per l'individuazione
e lo studio dei cosidetti “semiochimici”, sostanze
volatili emesse dai vegetali (nella fattispecie quelle
che riguardano i castagni) che trasmettono messaggi
recepibili da altre speci ( nel nostro caso i cinipidi),
che se individuate con precisione sarebbero un prezioso
strumento per ricavare esche selettive o agenti di
confusione o viceversa di repellenza.
Il CNR peraltro ha
avuto approvato direttamente dall'Unione Europea un
progetto che prevede lo sviluppo di una collaborazione
con la Cina per la caratterizzazione delle specificità
del cinipide nel paese di origine ai fini di una
migliore lotta allo stesso. Lo stesso CNR ha avuto
anche approvato nell'ambito del Bando di attuazione
della Misura PSR 124 un progetto nominato OPTIMUS che
dovrebbe portare in tempi stretti a ottenere una serie
di biofabbriche che producano l'antagonista.
Su quest'ultimo
argomento è bene fare chiarezza, essendo stata enunciata
nel recente incontro di Varese la possibilità di
attrezzare anche da noi dei centri di riproduzione.
L'allevamento del Torymus su cui il DIVAPRA di Torino ha
ormai lunga esperienza, necessita di tecniche complesse,
richiede un laboratorio, conoscenze e precauzioni che
solo personale esperto o giovani con una buona
preparazione di base, sottoposti preliminarmente ad
adeguata formazione, possono avere.
(A proposito di
professionalità merita una citazione la Dott.essa
Quacchia di Torino, coautrice di numerose pubblicazioni
sull'argomento, che abbiamo avuto il piacere di
conoscere). Per la riproduzione del Torymus, a
differenza del cinipide che non richiede accoppiamento
sessuale, sono necessari il maschio e la femmina, e non
è facile distinguere i due sessi. Inoltre la riuscita
della lotta può essere pregiudicata da un non corretto
rapporto fra maschi e femmine (ottimale se poco
superiore al 2:1), dal fatto che se le femmine non si
accoppiano quasi subito dopo lo sfarfallamento
rifiuteranno il maschi e deporranno solo uova che
generano solo maschi, dal periodo di lancio, ecc.
E' inoltre
necessario scegliere castagneti ben infestati dal
cinipide in modo che il Torymus trovi subito le larve in
cui depositare le sue uova, ma non già troppo
debilitati, ben esposti in modo che il vento agevoli la
diffusione. Se tutto viene fatto a regola d'arte dopo 5/
7 anni il cinipide dovrebbe essere già in regressione.
Comunque fin d'ora
conviene abituarsi a pensare che col cinipide dovremo
poi convivere; per assurdo addirittura salvandolo
dall'estinzione che il Torymus stesso ( o nuovi
micidiali insetticidi che venissero inventati)
potrebbero provocare; perchè se ciò accadesse il Torymus
stesso, non trovando le larve del nemico in cui
depositare le uova, a sua volta scomparirebbe
localmente e, alla conseguente nuova invasione del
cinipide (la natura ha sempre un'arma di riserva e il
sopravvento) dovremmo ricominciare da capo.
Qualche consiglio pratico.
Proviamo a dare
qualche suggerimento, sintetizzando quanto si trova
sulla letteratura specializzata.
Distinguiamo casi.
Se l'insetto apparentemente non è ancora arrivato nel
nostro castagneto conviene prepararsi perché è
inevitabile che si presenti: tenere nel massimo conto la
presenza di querce, cerri e roveri perché possono
ospitare parassitoidi utili che possono svolgere la
stessa azione del Torymus; ripulendo i castagni si
lasciano i polloni e i germogli più bassi, perché fanno
da esca e da spia del primo arrivo del cinipide: li
toglieremo non prima di fine luglio ( cioè quando finiti
i voli della vespetta conterranno le sue eventuali uova
messe lì a svernare per svilupparsi la prossima
primavera) e li bruceremo con prudenza.
Se evidenziamo la
presenza dell'insetto, ma l'entità dell'infestazione è
bassa, è utile intervenire sino al 30 luglio asportando
le galle e bruciandole: non lo si eliminerà ma lo si
rallenterà.
Se l'infestazione è
ormai eclatante alcuni suggeriscono di non iniziare
neppure la lotta , (è fatica inutile), sperando che
questo favorisca lo sviluppo di eventuali antagonisti
autoctoni e che chi è preposto al lancio del torymus si
attivi per realizzare dei lanci nella sua zona.....
Piuttosto se possibile andrebbe incrementata la vigoria
delle piante, specie se sono molto giovani e innestate,
con le usuali tecniche di supporto: mantenere terra
intorno alle radici, concimare, irrigare e una potatura
minima.
Come si vede è una
lotta non semplice che va affrontata con
professionalità, passione e pazienza e con l'aiuto di
studiosi competenti, che in Italia non mancano, ma che
la collettività deve dotare di mezzi adeguati.
Giacomo Greppi
28 Giugno 2011 |
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Il Killer del castagno: Il "cinipide galligeno" |
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Lunedì scorso , 6 giugno, nell’Aula del Consiglio Comunale
del Comune di Varese Ligure, si è tenuto un
interessante incontro, organizzato dalla Coldiretti
e riguardante un pericoloso parassita che sta
attaccando, con esiti nefasti, i castagni della
nostra zona: il “cinipide galligeno”.
Relatore della giornata il Dirigente Responsabile del Servizio
Fitosanitario della Regione Liguria, Dott. Marcello
Storace, presentato dal Vice Direttore e dal
Segretario della Coldiretti della Provincia de La
Spezia. Al tavolo, anche la rappresentativa presenza
dell’Assessore Provinciale Barli e la Sindaco di
Varese, Marcone.
Proprio la Sindaco apre la relazione, ricordando l’importanza
che il castagno ha rappresentato per il
sostentamento (a volte quasi unico) dei nuclei
familiari, con il suo apporto di castagne, di
farina, di legname. Importanza che ancor oggi si
conferma per varie attività economiche legate al
castagno che sono quindi dolorosamente colpite da
tale flagello. Auspica quindi una azione sinergica
di tutte le componenti :istituzioni, associazioni,
privati, per una lotta comune e decisa a tale
parassita.
L’Assessore, dopo aver ricordato che la materia non è di
competenza della Provincia ma della Regione,
concorda con la posizione della Sindaco e auspica
collateralmente una politica di sostegno economico
alle imprese direttamente o indirettamente comprese
nell’economia del castagno (fra queste ultime:
produzione di miele, agriturismi, funghi,ecc..)
Dalla esposizione del dott. Storace, si apprende che il
parassita, il “cinipide galligeno”, è un insetto che
si dedica esclusivamente alle piante di castagno.
La sua provenienza è cinese, ma sin dal 1941 è stato segnalato
in Giappone. Solo nel 1974 riesce nel salto degli
oceani e si presenta negli Stati Uniti. L’arrivo in
Europa risale al 2002 e come paese di arrivo sceglie
proprio il nostro, l’Italia. La prima apparizione è
in Piemonte a Peveragno, in provincia di Cuneo. Il
suo arrivo si ritiene sia avvenuto con
l’importazione di marze giapponesi acquistate per
tentativi di piantagioni di castagni ibridi.
La diffusione è prevedibile ed avviene sistematicamente.
Espatria, superando le Alpi e scende in Francia
(dove determina gravissimi danni nella zona dell’Ardeche
che rappresenta la produzione dell’80% della
produzione di castagne della Francia), in Svizzera
ed in Slovenia. Di questa forma di endemia il nostro
paese è ritenuto responsabile, perché è stato la
porta di ingresso del parassita nel nostro
Continente (Inghilterra e Germania hanno vietata
l’importazione di piante di castagno nei loro
paesi).
In Liguria è presente sin dal 2004; prima nell’Imperiese e
Savonese e poi nelle altre province.Oggi colpisce
quasi l’intero territorio regionale che conta ca.
300.000 ha. di bosco, di cui ca. 70.000 a
castagneto, il 5% dei quali nell’Alta Val di Vara (
la Liguria è fra le regioni italiane con il più alto
tasso di territorio coperto da bosco), ovvero un non
piccolo patrimonio boschivo che avrebbe dovuto e
deve essere difeso .Un recente decreto proprio
dell’autorità fitosanitaria (n.ro 662 del marzo 2011
che regolamenta il commercio del castagno), dice
che…”non è più ipotizzabile riuscire ad eradicare
dal territorio l’organismo nocivo in argomento“….,
e dunque bisogna conviverci.
Secondo l’esperto, il parassita non uccide il castagno, anche
se ne riduce drasticamente (anche 60-80%) la
produzione; la morte avviene se la pianta è già
compromessa da altre patologie. Di fatto i nostri
boschi, a vista d’occhio, sono già maculati da zone,
da strisce di alberi secchi. La cinipide è una sorta
di vespa di colore nero chi scrive, che ritiene di
averla notata perché non capiva cosa fosse, ha avuta
la
sensazione
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iniziale che si trattasse di formica volante), che
inocula le proprie uova (da 100 a 150 ogni
esemplare) nelle gemme del castagno. Questo
avviene generalmente (in dipendenza delle
condizioni climatiche) nei mesi di
giugno-luglio e per il breve periodo di vita
di questo insetto (si dice anche meno di
dieci giorni), che fortunatamente ha un solo
ciclo vitale e che vive solo sul castagno,
ma che sfortunatamente si autoriproduce per
partenogenesi e quindi con grande facilità. |
Le uova stanno in letargo sino alla successiva primavera. Al
loro risveglio si nutrono e crescono attingendo alla
linfa del castagno che, per reazione, crea delle
sorte di “galle” (protuberanze intorno alle uova),
inizialmente verdi e poi rosse nella fase di
maturazione. Ciò limita la formazione della foglia,
la nutrizione
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della pianta e la produzione del frutto.
Come si è detto, la generale diffusione sul territorio
nazionale (al momento sembrano indenni solo
la Sardegna, la Sicilia e poche altre zone)
non fa intravedere, ad oggi, la possibilità
della sua eliminazione. Vari studi di
ricerca effettuati dall’Università di Torino
(la prima ad essere incaricata di tale
ricerca) ha portato alla conclusione che
l’unica arma di difesa è la diffusione, nei
boschi colpiti,
di una altro parassita, il “Torymus” che,
sembra dimostrato dall’esperienza
Giapponese, si nutre proprio di |
“cinipide”.
Questo Torymus , a differenza della cinipide si
riproduce per unione di coppia e quindi ha una
diffusione più lenta e difficile. La sua produzione, inizialmente solo presso l’università di Torino, verrà estesa
in più centri specializzati. Dal nascere del
fenomeno nella nostra Regione, di tali Torymus si
sono fatti 19 lanci sui boschi colpiti. Ogni lancio,
che deve essere effettuato nel periodo in cui la
larva si trasforma ed inizia lo “sfarfallamento”
(esce dalla galla e comincia a volare), consiste
nella liberazione di ca. 100 coppie del parassita
antagonista della cinipide. Gli ultimi lanci sono
stati sui boschi di Carro, Maissana e Levanto.
Nessuno ancora su Varese Ligure e Sesta Godano.
Le domande dei presenti sono varie e non tutte possono
ottenere risposte esaustive (l’utilizzo del Torymus
non sembra avere controindicazioni). Pochi gli
interventi vibrati. La platea è pacata, tranquilla,
quasi rassegnata, o forse rassicurata
dall’intervento degli esponenti pubblici presenti.
Eppure ci sarebbe stato da attendersi un clima più
acceso. Seppur le imprese pesantemente coinvolte nel
problema siano in numero relativamente limitato, è
indubbio che il danno riguarda tutta la zona e
dunque tutti i proprietari. E il quadro emerso non è
per nulla confortante. Una possibile proiezione vede
i nostri boschi infestati da questo parassita,
combattuto con difficoltà per contenerlo.
Pessimistico ma non difficile da immaginare che
vaste zone dei nostri castagneti vadano a morire e
vengano sostituite da boschi, ad esempio di acacia,
che sinceramente non sono altrettanto interessanti.
Abbiamo infatti appreso che il fenomeno è nel nostro
paese dal 2002 e nella nostra regione dal 2004.
Forse si poteva e si doveva fare di più per la
salvaguardia di un patrimonio boschivo importante
come il castagno.
Sandro Ghiorzo di
ButoCultur@
9
Giugno 2011
Nota: per approfondimenti,
si consigliano i siti di varie Regioni quali ad es.
Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Campania. Salvo
errore dello scrivente (di cui eventualmente ci
scusiamo sin d’ora), sul sito ufficiale della
Regione Liguria si parla diffusamente del pericolo
degli incendi boschivi ma non si fa cenno alla
“cinipide”. |
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Riflessioni dopo l'incontro di Varese Ligure
sul Cinipide del castagno |
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Ho
partecipato il 6 giugno scorso all'incontro di Varese
sul problema dell'infestazione da cinipide galligeno
ormai drammaticamente esplosa nei castagneti della
valle, incontro così ben riassunto e commentato
nell'articolo di Sandro Ghiorzo, che ha anche il pregio
di dare un'informazione molto chiara ed esaustiva
sull'argomento.
Sono un amante della nostra vallata, senza particolari
interessi economici nella castanicoltura, che essendo da
tempo a conoscenza di come l'infestazione si stesse
diffondendo anche in zone limitrofe alla nostra (per
esempio già la scorsa estate sapevo essere completamente
invasi molti castagneti del comune di Né, subito al di
là del passo del Biscia), fin dallo scorso autunno ho
cercato di sensibilizzare, purtroppo con scarsi
risultati, amici della valle, amanti della natura,
Amministratori e coltivatori che risultavano all'oscuro
e non davano alcun peso al pericolo incombente.
Purtroppo devo dire senza peli sulla lingua che è mia
opinione, condivisa da altri, che anche la Regione
Liguria ha finora affrontato in maniera molto blanda il
problema. E' mai possibile che essendo il fenomeno
presente dal 2002 in provincia di Cuneo, sia stato
monitorato nei territori adiacenti liguri solo nel 2007
e poco dopo nel Sarzanese (di provenienza toscana) e non
siano state intraprese in Liguria azioni concrete né di
lotta né di tipo informativo, quando la regione Piemonte
studia il fenomeno e attua interventi tramite
l'Università di Torino fin dal 2004?
Nel corso dell'incontro sono stati ipotizzati anche
interventi nei boschi con insetticidi. A parte che
trattamenti di prova fatti in Piemonte sono risultati
inefficaci mi sembra si possa affermare che un approccio
del genere è superficiale e improponibile per la vastità
delle aree, il rischio di distruzione di altri insetti
utili più sensibili e la difficoltà di centrare il
periodo di sfarfallamento che è molto variabile.
Mi sento di fare quest'ultima affermazione in quanto ho
avuto modo in questi giorni di aprire un po' di galle
per verificare lo stato di accrescimento dell'insetto;
ebbene sullo stesso albero ho potuto trovare
contemporaneamente l'insetto nello stadio di larva (vermetto
bianco), di pupa bianca, di pupa nera e di vespetta già
dotata di ali e pronta ad uscire.
Allora cosa si può fare e cosa
è stato fatto finora?
L'unico provvedimento che sembra perseguibile è
l'allevamento e il lancio nei boschi infestati di un
insetto antagonista il torimus sinensis che ha la
peculiarità di andare a depositare le sue uova
esclusivamente nelle larve del cinipide uccidendole,
senza creare a sua volte alcun problema. Questo
meccanismo di autoregolazione naturale fa si che i due
insetti si controllino a vicenda ed è il motivo per cui
in Cina non esistono problemi di proliferazione dannosa
anche se il cinipide è presente. Questi allevamenti e
lanci sono le attività che svolgono con risultati molto
promettenti un istituto dell'Università di Torino e
altri centri di altre regioni finanziati dal pubblico.
Infatti navigando su internet si vede che le regioni in
cui la castagna riveste una certa importanza per la
tradizione e l'economia (Piemonte, Toscana,
Lazio,Campania, Calabria) si sono attivate da tempo con
la ricerca e l'istituzione di più centri di riproduzione
dell'antagonista.
Chi scrive, nel corso della riunione di Varese, facendo
ricorso a un po' di intuito e fantasia, ha chiesto a chi
ipotizzava l'uso di insetticidi, senza suscitare
particolare interesse, se nessuno si fosse mai posto il
quesito del perché l'insetto vada ad installare le sue
uova esclusivamente nelle gemme del castagno snobbando
totalmente le altre piante. Ebbene pare che una regione
abbia finanziato una ricerca tendente proprio a
identificare delle sostanze aromatiche che verrebbero
emesse dai castagni e che potrebbero essere l'agente
attrattivo dell'insetto. Se così fosse una volta
identificate le sostanze in questione si potrebbero
creare trappole attrattive, meccanismi di
disorientamento, ecc.
Per quanto riguarda la regione Liguria pare che per
adesso si sia limitata a dare un piccolo finanziamento
all'Università di Torino per effettuare un numero
limitato di lanci. Per inciso vorrei sottolineare che i
tre lanci effettuati lo scorso aprile nella nostra
vallata a Monte Bardellone (comune di Levanto anche se
geograficamente già Val di Vara), Carro e Maissana sono
stati il frutto di un caso fortuito: in occasione di un
corso di castanicoltura, presentatasi l'occasione di
colloquiare personalmente con la ricercatrice di Torino
che alleva e lancia l'insetto antagonista, le sono stati
segnalati i tre castagneti in questione che,
evidenziando già la presenza del cinipide e avendo
caratteristiche di cura e accessibilità, risultavano
idonei e meritevoli per la sperimentazione.
Quali iniziative dovrebbero
essere prese concretamente in Liguria?
Realizzare un piano di lancio dell'antagonista il più
capillare possibile, tramite accordi sostanziosi con i
centri attrezzati delle altre regioni. Pare infatti che
per poter arrivare a risultati visibili a 6-7 anni sia
necessario coprire tutto il territorio castanicolo con
lanci in settori distanti non più di 8-10 Km. In questa
fase si potrebbero istituire allo scopo delle borse di
studio per neolaureati in discipline scientifiche e
agraria. Se i risultati si dimostrassero positivi
istituire di conseguenza dei nuovi centri di
riproduzione per renderci autosufficienti. Credo che
esista anche la possibilità di accedere a finanziamenti
europei per la ricerca collegata all'agricoltura.
Nel corso dell'incontro da parte degli Amministratori è
stata ipotizzata come azione prioritaria la possibile
attivazione di provvidenze economiche per i danni che
subiranno i produttori di beni legati al castagno
(frutti, farina, miele,ecc.). Certamente un sostegno
economico che consenta di superare il periodo critico
può essere importante ma non commettiamo l'errore di
perseguire solo la logica risarcitoria senza affrontare
con decisione prioritariamente il problema tecnico
perchè i produttori del Sud America, dell'Est Europa e
dell'Asia sicuramente saranno efficientissimi nel far
fronte alle richieste di mercato e una volta entrati
difficilmente i nostri produttori potrebbero
riconquistare lo spazio lasciato libero per troppo
tempo.
Quanto sopra vorrebbe essere uno stimolo ma è
soprattutto il “grido di dolore”di un semplice cittadino
che ha le sue radici nella nostra valle e che non riesce
a immaginare cosa diventerebbero i nostri boschi con i
castagni resi praticamente sterili e indeboliti da
questo nuovo flagello, con la possibilità di essere
conseguentemente falcidiati dalle malattie già
esistenti.
Giacomo Greppi
11 Giugno 2011
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