OMELIA A BUTO  MONSIGNOR FAUSTO TARDELLI

 

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350° anniversario della parrocchia di BUTO (Spezia)

Una bella occasione, quella di stasera, per ringraziare il Signore insieme.

Noi e voi che pure non ci conosciamo, ma ci lega una comune fede e l'appartenenza ad un'unica chiesa L'Eucaristia di questa sera è rendimento di grazie Innanzitutto per questo nostro incontro di amicizia Che appartiene a quegli intrecci misteriosi che solo la Divina Provvidenza sa fare.

Negli anni trenta, un parroco venuto da San Miniato ha messo il suo impegno per la crescita umana e spirituale di questo paese. In quegli anni fece venire l'allora Vescovo della sua diocesi di origine, Mons. Giubbi che si fermò qualche giorno ad esercitare il suo ministero tra i vostri padri e i vostri nonni.

Così si stabilì un legame tra questa parrocchia di Butto e la Diocesi di S. Miniato. Un legame di cui io neanche ero a conoscenza, ma che oggi mi è dato di sperimentare ancora vivo e fruttuoso.

E poi la Providenza, in quel suo modo di fare misterioso, ha voluto anche che un sacerdote di questa diocesi di La Spezia e di un paese abbastanza vicino a voi, Mons. Edoardo Ricci, diventasse vescovo di S. Miniato, mio immediato predecessore.

C'è da lodare Dio e da ringraziarlo, non c'è dubbio, per questo insieme di circostanze che ci permettono di sperimentare la bellezza della chiesa che unisce non solo uomini e donne di una stessa epoca e di uno stesso luogo, ma anche persone di posti e storie diverse, nonché di epoche diverse, in uno scambio di doni che tutti ci arricchisce.

Bella cosa, questa.

Bella e gioiosa esperienza che oggi ci è dato di fare qui insieme.

Ma il motivo della gratitudine al Signore non si ferma qui. Voi celebrate in questi giorni una grazia cd una fedeltà.

Una grazia grande, grandissima: la presenza della parrocchia che da secoli ha coltivato la fede, ha propagandato l'amore, ha seminato la speranza nei cuori delle generazioni che si sono succedute nel tempo. Una grazia di Dio formidabile, quella di una parrocchia e dei sacerdoti che hanno dato tutto se stessi per testimoniare la fede, per comunicare la buona notizia di Gesù morto e risorto, per insegnare i comandamenti che portano alla piena umanità dell'uomo e lo aprono al suo destino eterno, per promuovere la carità, l'amore, la pazienza, l'attenzione ai piccoli, ai malati, ai moribondi.

Attraverso la presenza della parrocchia, qui, in queste contrade, si é fatto presente Dio stesso, ed é stata come un'energia vitale che ha permesso alle generazioni di andare avanti e costruire il proprio futuro, superando fatiche e sofferenze.

Una grazia, questa della fede, un tesoro prezioso, oggi, purtroppo a volte non apprezzato.

Ben altri sono i tesori che si cercano e ci si affanna a possedere! La fede a molti sembra roba  d'altri tempi, solo un retaggio morto di una tradizione del passato.

Per voi però non è così e lo dimostrate con la vostra presenza Voi celebrate dunque una grazia dicevo, ma anche una fedeltà.

Si, perché questi 350 anni sono il segno di una fedeltà.

Di un legame che si è mantenuto nel tempo e si mostra più forte che mai.

Sono passati gli anni, le stagioni si sono susseguite l'una all'altra.

Momenti diffidi e di sconforto, di carestie e guerre.

Quante cose sono accadute in questi 350 anni! Quante volte gli eventi avrebbero potuto spazzare via questo paese e i suoi abitanti!

Invece no.

Il legame con questa parrocchia ancora rimane ben saldo come un matrimonio davvero indissolubile

E ancora si ritorna qui pur nel passare delle generazioni, come a ritrovare le proprie radici

e riattingere da esse forza per vivere il presente ed affrontare il futuro. Una fedeltà davvero a tutta prova che vi onora.

E allora, per questa grazia e per questa fedeltà, come non render grazie con tutto il cuore al Signore? Come non lodarlo e ringraziarlo Per la grazia che vi ha dato E per la fedeltà che ha sostenuto in voi?

E anche qui la gioia si fa traboccante e contagiosa.

Ma non é ancora finita.

Mi sembra che ci siano ancora per lo meno 2 motivi per dire grazie al buon Dio.

Il primo é la coesione tra gli abitanti di questo paese.

Seppur spopolato negli anni passati, per l'inevitabile necessità dei tempi, la comunità non é venuta meno.

In un certo senso direi quasi si é solidificata.

Vi conosco appena, ma mi pare che questo sia un dato che balza subito agli occhi.. Lo si vede dalla voglia di far festa insieme, dalle iniziative che mettete in campo, dall'impegno di molti che pure non stanno più qui ma si sentono ancora parte viva di questa comunità.

E' un bell'esempio di fraternità e di unità, Un esempio tanto più prezioso oggi, quando al contrario si deve purtroppo registrare un po' dovunque un esorbitante individualismo, una solitudine ed una incomunicabilità che spaventino.

Questa unione che vi fa stringere insieme attorno alla parrocchia, al vostro parroco don Mario e tra di voi, qui nel paese e fuori, é motivo, eccome, per ringraziare Dio Quel Dio che é amore e che vuole fare di tutti gli uomini un'unica grande famiglia di veri fratelli che si accolgono e si amano con sincerità e gioia.

Il ringraziamento a Dio si unisce, da parte mia, all'invito a proseguire in questo spirito di concordia e soprattutto a radicarlo sempre nell'amore di Dio, sorgente ultima della nostra possibilità di comunicare fra di noi e di volerci bene.

 

C'é infine ancora un motivo di esultanza nel Signore Esso e' come una finestra aperta sul domani

perché spalanca prospettive fino a poco tempo fa impensabili.

In fondo Buto é sempre stato un piccolo paese di montagna.

Che cosa poteva mai fare, rispetto al mondo? Ma oggi non é più così.

Attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, attraverso la tecnologia che il mondo moderno offre e che voi avete saputo adottare, anche il piccolo paese di Buto può continuare a vivere, pur se tanti dei suoi abitanti sono sparsi nel mondo.

Non solo, Buto può avere la sua voce, può dire la sua, può dite una parola buona di fede e di speranza per tanti.

Certe invenzioni del mondo moderno sono una benedizione di Dio, quando sono usate bene e per il bene. E' il caso del vostro paese Che si fa conoscere nel mondo.

La piccolezza non conta, perché é il valore di ciò che si mette in circolo Nella cosiddetta piazza mediatica,

che conta per davvero.

Se il mondo intero, come é stato detto, é diventato un unico villaggio globale, anche una piccola comunità, un piccolo paese può avere il suo spazio e dare il suo apporto.

Si aprono così ampli spazi di testimonianza E, perché no,anche di evangelizzazione, nei quali il paese di Buto, con la sua gloriosa storia, la sua parrocchia testimone di fede, l'attaccamento ad essa di tante persone, possono essere un messaggio importante che contribuisce all'avanzare del Regno di Dio nel mondo.

Ecco dunque ancora un motivo per dire grazie a Dio, per lodarlo e ringraziarlo con tutto il cuore ed anche per chiedergli che vi assista e ci assista nel compito bello ed impegnativo Di testimoniarlo nel mondo di oggi.

Insieme con Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, anche noi diciamo:

"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e al sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, Padre, perché così a te è piaciuto."

E noi, sentendoci proprio così, piccoli, ma portati sulle mani sue, esperimentiamo una grande gioia nel cuore che ci da forza e sostegno nel cammino della vita.

 

 
 
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