DOMENICA 26 AGOSTO 2007

 

  Relazione sui due libri su Buto. Il progetto


 

 

Buto attualmente ha solo una ventina di residenti, con diverse centinaia di suoi figli lontani dal paese e la sua storia, comune a quella dei molti paesini della nostra bellissima valle,  è ricca di avvenimenti,  conosciuti purtroppo solo dagli storici o da qualche appassionato. Storia che è coinvolgimento dei suoi abitanti nelle grandi vicende che hanno contrassegnato la Liguria, ma soprattutto nei piccoli eventi, quelli che quotidianamente interessavano le minute comunità della nostra montagna, strette attorno alla propria Chiesa, al proprio parroco. Piccoli ma importanti fatti che dovevano essere annotati, prima che ne sparisse definitivamente il ricordo. 

 

Ecco che nacque il progetto. Recuperare il passato, per memoria nostra e dei nostri figli.

Il primo libro è costruito sulle testimonianze dei nostri nonni e genitori e ci ha permesso di comprendere i sacrifici, le fatiche, le sofferenze di chi ci ha preceduto. Un’esistenza particolarmente difficile, rimasta invariata per secoli sino alla metà del novecento, vissuta nel conforto della religione e nella fede, ma anche un mondo dal quale poter oggi attingere sani valori, l’importanza della famiglia, della solidarietà, del rispetto reciproco.

Dai racconti degli anziani del paese, purtroppo molti non più tra noi, è emersa l’immagine di una comunità povera, con un’economia di pura sussistenza, che però viveva serena, in semplicità, con fermi principi morali, con una visione positiva dell’esistenza nonostante le mille insidie che la condizionavano (pensiamo alle epidemie, alle carestie, alle avversità atmosferiche che incidevano sui raccolti, alle guerre), con accentuate relazioni interpersonali e familiari che possono sembrare strane, oggi, in un mondo ove impera l’egoismo, l’individualismo, la solitudine. 

In quell’occasione molte informazioni ci giunsero sulla seconda guerra mondiale e sulla guerra civile che sconvolse la nostra valle. Vivi erano i ricordi dei rastrellamenti delle truppe nazi-fasciste, la battaglia del Gottero del gennaio del 1945 con la cattura di 11 butesi, colpevoli solo di aver ospitato nelle loro povere case i partigiani, percossi e tradotti sotto la minaccia delle armi a Sestri Levante e fortunatamente successivamente liberati. Altro evento tragico che coinvolse gli abitanti di Buto fu la battaglia ricordata col nome del nostro paese che quasi alla fine della guerra, il 21 marzo 1945,  vide un feroce scontro attorno alla Chiesa, con morti e feriti, tra i quali una donna del paese. E il nostro primo libro ha voluto raccontare questi episodi, per un sia pur tardivo riconoscimento dei rischi gravissimi corsi dalle popolazioni della nostra montagna, mai sufficientemente riconosciuti. 

La storia, le leggende, le tradizioni, la cucina, i mestieri, i costumi, le usanze, i proverbi, questo ed altro troviamo nel primo volume il cui titolo è “Buto, nell’Alta Val di Vara” edito nel dicembre del 2002. 

Ebbene, quel primo libro ebbe la capacità di cementare un nuovo legame tra i discendenti degli antichi butesi. Come dimenticare che le spese per la stampa erano state sostenute da tutti noi, a titolo definitivo, in quanto i proventi ricavati sono interamente destinati alla Chiesa? Come non ricordare le prime seicento copie andate presto esaurite, che hanno costretto ad una ristampa? I commenti favorevoli (ricordo le parole scritte da Sandro Ghiorzo a nome dei compaesani), la richiesta pressante di un secondo libro che giungeva da più parti? 

Durante le ricerche per la stesura del primo testo era emersa la data della separazione della nostra parrocchia da quella di Costola. 1657. Eravamo a pochi anni dalla ricorrenza del trecentocinquantesimo anniversario. Quattro anni dedicati alla ricerca di documenti storici sul paese, spulciando nell’archivio parrocchiale, in quello del vicariato di Teviggio e nell’archivio della diocesi di Bugnato, ora conservato presso la Biblioteca Niccolò V di Sarzana.

Leandro De Mattei aveva fotografato parte dei vecchi registri della parrocchia e le immagini erano state salvate in alcuni CD ed io ogni tanto li lanciavo sul portatile, cercando di decifrare gli scritti. Non è stato facile: soprattutto le differenti calligrafie dei 38 parroci che hanno amministrato la parrocchia sembravano ostacoli insormontabili. Piano piano ho cominciato a decifrare i cognomi, poi le frasi usate comunemente nelle registrazioni. Con Leandro abbiamo completato la raccolta delle fotografie e creato una banca dati con tutte le immagini dei documenti visionati (alcune di queste foto sono esposte nella nostra mostra), in particolare dei libri parrocchiali, e piano, piano ho cominciato a decifrarli. Spesso comparivano annotazioni diverse dalla registrazione dei battesimi o dei matrimoni o dei funerali. La correzione di un errore, l’annotazione del battesimo di due gemelli, le lamentele di un parroco costretto a spendere del suo, senza il supporto dei parrocchiani, l’incendio della canonica, la testimonianza dei parroci d’aver adempiuto ai legati, le proteste dei massari al vescovo contro un economo spirituale col vizio del bere. Poi il libro delle memorie con notizie sui parroci, l’elenco dei beni del beneficio parrocchiale, l’inventario delle suppellettili, le denunce dei furti subiti, le elemosine, le raccolte per la Chiesa delle castagne secche e del legname, la colletta per l’acquisto dell’armonium, per l’acquisto della statua della Madonna, e così via.

I dati rilevanti sono stati informatizzati e le quasi 35.000 informazioni raccolte sono state incrociate tra loro per rilevare elementi statistici.  

Di grande interesse è la raccolta dei dati sui 1.410 battezzati a Buto che ci permette di ricostruirne la genealogia. Queste informazioni sono a disposizione degli interessati e sarà sufficiente una richiesta al parroco (e magari un’offerta alla parrocchia) per ottenerne un estratto. 

L’ultimo anno è stato impegnato nella scrittura del testo. Pochi giorni fa, la stampa. 

Perché il titolo “Buto in cammino” ?

Vari sono i primi attori di questo secondo libro, i parroci, le balie, le levatrici, i figli dell’ospedale, gli emigranti, i soldati, i paesi vicini, ma il vero protagonista, anche di questo secondo libro, è nel suo insieme il “popolo di Buto” come era chiamato nei secoli scorsi dai parroci.

Abbiamo ricordato gli attuali pochi residenti. Ora il popolo di Buto è composto da essi ma anche e soprattutto dai numerosi discendenti sparpagliati per il mondo. Alcuni di questi hanno restaurato le case dei loro genitori e passano le loro vacanze a coltivare l’orto, mantenendo il contatto col paese. Ma molti altri non hanno questa possibilità. Pensiamo agli eredi di chi a fine ottocento e primi novecento ha scelto di migrare in Argentina o in California alla ricerca di migliori condizioni di vita. Ebbene, uno dei modi per tenere coesa la vasta comunità dei butesi ora sparsa, è proprio richiamare le radici comuni, ricordare chi ci ha preceduto e dal loro esempio trarre la forza per affrontare il futuro. Recuperare il passato per creare un ponte virtuale tra le vecchie e le nuove generazioni. E ciò può avvenire con l’aiuto dei libri, con lo sviluppo del nostro sito internet, coltivando le tradizioni, partecipando alle feste religiose e celebrando con i dovuti onori gli anniversari.

Siamo certi che queste iniziative possono agevolare il cammino di Buto verso il domani e far rivivere l’antica immagine del suo popolo.

E il titolo del libro vuole anche essere augurale: che ancora lungo sia il cammino del paese e del suo popolo, attorno alla propria parrocchia.

 

 
 
  Buto di Varese Ligure (SP) - Italia                                                                                                         Buto Cultur@