LA PASSIONE DEL GOTTERO
Martedì 23 marzo 2010
al cospetto dell'Eccelso
dal p.sso Cappelletta di Centocroci (1085 mt) al M.te Gottero (1640 mt)

E' stata una vera impresa, sicuramente ci abbiamo messo anche un pizzico di incoscienza, nonostante tutti i nostri calcoli sull'evoluzione meteo (nebbia fitta per nubi basse e neve fonda e molle che formava delle dune trasversali che "deformavano" il sentiero dell'AV e dell'AV2) e sull'orario di rientro (in queste condizioni, nubi basse/nebbia e sentiero in gran parte immerso nella foresta di faggi, il buio cala improvviso) ma, comunque, io e il mio amico Mario, dopo che ormai avevamo perso ogni speranza (oltretutto c'è stato un momento in cui, arrivati sul crinale, la visuale era calata ad una decina di metri scarsa e, con il bianco della neve che non ci aiutava di certo, cominciavamo a temere per il rientro...), ma ecco ad un tratto, come per miracolo, una timida schiarita ad illuminarci la Croce pendente, posta nell'Anno Santo 1933, in cima al M.te Gottero (nome che deriva dall’antico germanico Gott = Dio + hart = selvaggio).
Dopo tanta fatica, alzare le ciaspole ad ogni passo, vista la neve pesante, era un pò come essere gli astronauti sulla Luna, ce l'avevamo fatta, lo spettacolo (nonostante la visibilità nulla) era davvero grandioso: nuvole basse/nebbia fitta, cornici, dune di neve e grandi accumuli; eravamo arrivati in vetta all'Eccelso !!!
 
Colazione a Varese Ligure e partenza dalla Cappelletta pochi minuti prima delle 11 (a proposito, come certamente sapete, nei pressi sorgono 4 enormi pale eoliche: 3 erano in funzione ed erano orientate a NW ed una era ferma e girata verso S), con ciaspole e ghette solo al seguito, in quanto qui vi erano solo dei nevai incuneati nei canalini ma niente di più.

Giornata mite, con temp di +6/+7 gradi ca alla partenza, ma vento teso da NW che faceva percepire una temp più bassa (d'altronde è per questo che vi son le pale: qui d'inverno la temp percepita è sempre molto bassa), con addensamento di nubi sui crinali (in particolare dal M.te Bertola, 1193 mt, verso est) e incipiente umidità (ben visibile sulle nostre giacche e sui nostri berretti, così come sui rami degli alberi). Arrivati al p.sso del Lupo (1155 mt), a proposito di lupo, quelle orme fresche che ho fotografato (al max possono essere della notte precedente), credo proprio siano di un bel esemplare solitario (partono, guardacaso, dal p.sso Monte del Lupo a 1250 mt e arrivano, più o meno, fin verso al M.te del Lupo 1510 mt): erano tutte orme singole e in fila indiana, tranne quelle riferite ad una probabile breve sosta che ho fotografato e qui allegato Durante il percorso abbian notato anche degli escrementi e non vi erano tracce recenti e visibili di umani, di scarponi, ghette o quant'altro, che facessero pensare in alternativa alle orme di un cane domestico (da un racconto tratto dal web, stessa escursione, di fine aprile, al Gottero: "La fatica si fa sentire, avanzare in queste condizioni “spezza”le gambe. Siamo in una zona particolarmente selvaggia dell’Appennino, lontana da strade e insediamenti: non è raro osservare specie animali interessanti, come caprioli, aquila reale o segni, impronte ed escrementi, del lupo"). 

Dal p.sso del Lupo, appena il sentiero entra nel bosco, abbian dovuto fermarci per montare le ciaspole e le ghette (altezza neve, in media, dai 35-40 cm iniziali, ai 75-90 della zona precedente il lungo crinale di altopiano finale (dai 1350 mt ca), per finire ad accumuli straordinari (e meno male che nei gg precedenti, in particolare domenica e lunedì, era piovuto ed aveva fatto caldo, così da scioglierne parecchia, come ci ha raccontato, la proprietaria del Ranch Camillo del p.sso di Centocroci, 1032 mt), ca 120-150 cm, sempre di media, ma con punte anche superiori (non era facile misurarla con i bastoncini telescopici, anche dove i tronchi degli alberi lasciavano il vuoto, vedi le foto, perchè il bastoncino stesso non raggiungeva il terreno...chissà quanta neve c'era prima dell'arrivo del calco scirocco dei gg scorsi !). Teniamo presente che i segnali bianco/rossi dell'Alta Via, così come quelli dei vari Consorzi dei funghi (o delle antiche Comunalie, come vengono definite nella prov. di Parma), sono visibili, in genere, sui tronchi degli alberi, ad una altezza di circa 2 metri o poco più, mentre, sul crinale (ad una quota di oltre 1600 mt), erano visibili quasi all'altezza del suolo (per non parlare del versante nord dietro la vetta, l'unico dove si riusciva ad affacciarsi per vedere qualcosa, seppur poco, per il pericolo delle "cornici", dove gli alberi erano quasi sepolti e molti rami erano spezzati (qui anche piccolissime slavine).
Vento da NW in calo in vetta e nei versanti del percorso riparati, in quanto esposti più a sud e temp in quota di +3/+4, nel sentiero esopsto più a a nord. Pranzo sul crinale di quota alle 14.05 e arrivo in vetta alle 14.50 ca, partenza per rientro alle 15.15 e arrivo alla Cappelletta alle 17.35. Qui abbian potuto ammirare le nubi scure e minacciose che ci eravamo lasciati alle spalle e, squarci di sole verso il mare e in direzione del M.te Zatta e della Val di Vara....
"I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi" (Goethe).


Alberto Mangini