Triste momento per Varese Ligure la chiusura del Monastero

 

 

Le quattro monache agostiniane hanno lasciato definitivamente il convento di Varese Ligure per recarsi a Cascia. Dopo quasi quattrocento anni il monastero varesino è vuoto, chiuso a chiave, le luci spente, le campane silenziose.
La comunità di Varese ha sempre seguito con affetto nei secoli questa istituzione. Nel periodo napoleonico comprò il convento che era stato requisito per poi ridonarlo all’ordine. Con generose donazioni ha da sempre assistito e curato le “sue” suore e ora si sente un po’ tradita da questa scelta che a molti pare inspiegabile. La madre superiora, di 90 anni, ha scritto: <Questa decisione non ci viene imposta da nessuno, se non dalla situazione che stiamo vivendo e che rischia di impedirci di vivere in pienezza la vocazione monastica>. Non appare facilmente spiegabile come si possa vivere pienamente la vocazione monastica in un luogo distante da quello ove la madre superiora, ad esempio, ha trascorso la clausura per quasi tutta la vita. In un luogo di pace, con tutta la comunità sempre vicino a lei e alle sue sorelle, con discrezione, per tutto questo tempo.
Non appare facilmente spiegabile il trasporto a Cascia anche di molte delle dotazioni della Chiesa e del monastero donate nei secoli dai varesini. Si ha timore che i beni e l’immobile possano essere venduti e si dia inizio all’ennesima speculazione edilizia.
E’ una perdita inestimabile di valori e culturale per Varese Ligure in un momento difficile, quando si ha bisogno invece di trovare dei punti di riferimento certi.
In questo momento il ricordo va alla baronessa Brigida Caranza e a sua cugina Brigida Bossetti che assieme dedicarono la vita al Signore dando inizio nel 1645 al primo nucleo di religiose in un immobile e in terreni di proprietà della famiglia Caranza. Nel 1653 fu eretto il monastero sotto il titolo dei SS. Filippo Neri e Teresa Vergine. Nel 1676 fu terminata e consacrata la Chiesa del monastero abbellita con donazioni dei nobili varesini. Oblazioni che continuarono nei secoli e che consentirono la conservazione e l’ampliamento degli immobili religiosi. Nel libro storico del monastero si diede atto che al sorgere dei bisogni “sempre con somma loro gioia” sorsero pietosi benefattori. Come scrisse Placido Tomaini , dopo che lo Stato aveva incamerato i beni delle case religiose, il sacerdote Giacomo Figone nel 1858 comprò per undicimila lire il monastero, aiutato da alcuni varesini. Nel 1859 intestò poi il monastero a una monaca. Per evitare di pagare l’imposta di successione (a ogni morte della monaca proprietaria) nel 1950 il monastero fu riconosciuto ente morale. Si dovettero mettere insieme le undicimila lire e restituirle a chi le aveva versate allo Stato “a questo scopo si impegnarono in una ammirabile gara di generosità i Varesini, tanti nobili genovesi e le stesse monache che offrirono i propri beni di famiglia”.
E ora si è persa l’istituzione “che formava il primario lustro di Varese” e, come ha osservato il Sindaco, la sorte del complesso sarà decisa in Umbria.

   Varese Ligure 18 Novembre 2012
                                                                                                                                       ButoCultur@


 

 

 
 
  Buto di Varese Ligure (SP) - Italia                                                                                                         Buto Cultur@