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Riceviamo da una nostra amica di Teviggio appunti sulle tradizioni del suo
paese, sulla fiera varesina di San Martino, su alcune superstizioni locali e
curiosità.
A Tiziana De Nevi piace scrivere (ha tra l’altro
collaborato alla stesura del libro edito nel 2009 su Teviggio) e mostra
interesse e curiosità su tutto ciò che riguarda il passato. Tra l’altro ha
dedicato il seguente omaggio ai Partigiani:
“Rendiamo omaggio,
con un fiore, un nastro tricolore,
una preghiera che viene dal cuore,
una bandiera innalzata,
a coloro che la vita per la libertà han
sacrificata”.
Tiziana inoltre si è detta disponibile a
collaborare con l’associazione Butocultur@ nella raccolta del materiale sul
territorio del monte Gottero per recuperarne la storia e le tradizioni.
Pubblichiamo volentieri i sui racconti nella
sezione “Finestra sul Vara”. La simpatica e musicale prosa rende la lettura
ancora più piacevole.
Attendiamo simili contributi da tutti i nostri
lettori.
Tradizioni di Teviggio
“La
cantaella”: quando era piccino mio padre, più di ottant’anni fa, un giorno
stabilito, i bambini venivano mandati a fare il giro degli orti e dei
terreni recitando una filastrocca, che voleva essere propiziatoria per aver
buoni raccolti, in cui si diceva più o meno: “cantaella giù per l’orto,
ravioli andranno giù per il mio corpo, se neanche un topo resterà nell’orto,
se ne rimane uno piccino scapperà domani mattino”.
“I falò di
San Giovanni”: la notte di San Giovanni nel paese tutte le famiglie si
riunivano con i propri vicini di casa ed erano soliti accendere dei falò,
tutti intorno al fuoco si raccontavano delle storie, nelle braci calde si
mettevano a cuocere delle cipolle che si pensava acquistassero una virtù
particolare di preservare dal mal di pancia. I giovani quel giorno erano in
sana competizione, per fare i falò più grandi degli altri, felici con poco
in quell’occasione.
La Fiera di San Martino
La Fiera
più importante dell’anno, anche i bimbi lo sanno, già nei secoli passati per
i paesini attorno al Gottero e per il resto del territorio varesino, era
quella a novembre di San Martino.
Per
l’occasione arrivavano carri due giorni prima della fiera, con sopra
mercanzie di ogni qualità e gente di tutte le età.
Famiglie
con carovane di asini e muli giungevano a Varese dalle strade montane,
portando prodotti nostrani da vendere per poter comprare: sale, scarpe, e
qualche altro bene essenziale.
Questi
contadini mettevano in mostra pile di formaggette di varie misure, sia
tenere che dure, sacchi di funghi che loro stessi avevano raccolto e
essiccato, e altre mercanzie che con pazienza avevan preparato.
San Martino
era l’avvenimento atteso tutto l’anno per realizzare qualche guadagno.
Si sentiva
un gran vocìo prodotto da tutta quella gente arrivata sia dai monti che dal
mare per negoziare e curiosare.
Nei
“carruggi” del borgo i calzolai vendevano le scarpe frutto del loro abile
lavoro di artigiani.
Qualche
volta poteva capitare di barattare i loro prodotti con pollame, o qualche
altro genere alimentare.
La maggior
parte della popolazione era povera e spesso i giorni feriali andava scalza o
con zoccoli in legno rudimentali detti “trottini”.
Solitamente
le scarpe “vere” venivano indossate solo nelle feste comandate, perché
rappresentavano quasi un lusso in quei tempi.
La gente
lavorava duramente senza mezzi meccanici in agricoltura, ma si sapeva
accontentare, e nel tempo libero si riuniva a cantare e ballare.
Col
trascorrere degli anni economicamente c’è stato un gran progresso, ma forse
erano più sereni allora di adesso….
Superstizioni locali
· Non si devono regalare i fazzoletti,
perché portano lacrime a chi li riceve. Bastava farsi dare qualche centesimo
in cambio per esorcizzare.
· Porta sfortuna rovesciare sia il sale che
l’olio. Probabilmente la superstizione è nata perché nell’economia povera
delle famiglie del passato questi condimenti erano particolarmente preziosi.
Quando si uccideva il maiale il condimento principale usato durante l’anno
era il lardo, e lo strutto per friggere. Chi ne aveva la possibilità
barattava pancette e lardo con l’olio di qualche famiglia “mainesca”.
Curiosità
· Ai tempi dei nonni quando mettevano a
cuocere il pane sotto il testo prima di infornarlo si facevano sempre il
segno della croce.
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