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Ora che
questa stagione fungaiola (a Buto un po’ misera, per la
verità) è terminata, è possibile fare qualche
riflessione, stimolati da alcuni residenti.
Il cercatore
di funghi è una persona un po’ speciale, controlla gli
avvisi che compaiono sul sito per scegliere la giornata
in cui intervenire, prende visione della legge regionale
e del regolamento del Consorzio per la raccolta, si alza
di notte per essere nel bosco all’alba, prima di tutti
gli altri, indossa scarpe e capi adeguati, porta con sé
il telefonino, acquista il tesserino dalle guardie
giurate, si dirige verso i posti “buoni” badando di non
essere seguito, muove col bastone le foglie, scruta con
attenzione il terreno e quando vede l’oggetto del suo
desiderio, un tuffo al cuore e poi lo estrae con estrema
delicatezza, lo guarda con amore prima di riporlo nel
cestino che poi copre con foglie di castagno o con felci
per non farlo notare. Più tardi, quando ha raccolto la
quantità di funghi concessa (3 kg.), torna alla propria
auto felice, desideroso di mostrare il cestino ricolmo
agli amici e ai propri cari.
Il vero
cercatore di funghi è persona rispettosa dell’ambiente,
non crea danni al bosco e al sottobosco, perché sa che
esiste un proprietario che l’ha acquistato o ereditato e
che ne sostiene gli oneri, e sa anche che così il
prossimo autunno potrà tornare nei luoghi che conosce
con buone possibilità di raccolta. E’ anche rispettoso
della proprietà altrui ed evita di entrare nelle
pertinenze delle abitazioni, nei terreni segnalati con
indicazioni di proprietà privata, nei fondi recintati o
protetti da staccionate.
Non tutti,
però, sono “buoni” fungaioli.
E’
sufficiente addentrarci nei boschi che circondano i
paesini di Buto e di Groppo ed ecco che appaiono
bottigliette, sacchetti di plastica, lattine, carte
stagnole, pacchetti di sigarette.
I
responsabili fanno parte di quel gruppo (abbastanza
numeroso) di cercatori che non rispettano il bosco, che
oltre a lasciare i loro rifiuti, danneggiano il terreno
impedendo la crescita dei funghi nascenti, distruggono i
funghi non mangerecci, posteggiano le auto dove capita,
senza rispettare le proprietà altrui. Probabilmente tra
questi “cercatori” troveremo chi cerca di non farsi
notare dalle guardie giurate per evitare di acquistare
il tesserino.
Esiste però
un’ulteriore categoria, fortunatamente minoritaria, che
non ci sentiamo di qualificare tra i cercatori di
funghi.
Sono i
cosiddetti “ladri di funghi”.
Si muovono
furtivamente, aspettano di essere soli nel bosco,
tagliano le recinzioni ed entrano nei fondi chiusi,
raccolgono quello che possono prima che la paura di
essere scoperti li induca a scappare col frutto del loro
reato.
Abbiamo
ascoltato le confidenze di alcuni residenti sul fenomeno
appena descritto. “C’è chi ruba un fungo del valore
di pochi euro e crea un danno di centinaia di euro. E’
un comportamento senza senso”. Un altro confida “Sono
sempre gli stessi. Alcuni sono conosciuti e si aspetta
solo di trovarli con le mani nel sacco”. Sono
persone del paese ? “No, provengono da altre località
della Valle”. Come fanno ad essere conosciuti ? “Sono
stati visti da chi però non ha il coraggio di
denunciarli, ma si è limitato a descriverli al
proprietario. Uno di questi viene abitualmente nel paese
per acquistare funghi”. Entrare in un fondo
recintato, addirittura tagliando o manomettendo la
protezione è un reato perseguito dalla legge; sono state
fatte delle denunce ? “Sì, alcuni sono stati
denunciati”. E come si difendono ? “Uno ha
inventato una storia divertente, sostenendo di essere
entrato nel recinto attraverso un taglio già esistente
per recuperare l’orologio che gli era caduto
all’interno. Mentre raccoglieva l’orologio ha visto un
bel porcino e non ha resistito alla tentazione”.
Mentre i
proprietari si coalizzano per attuare una vigilanza più
accurata, sembra che qualcuno abbia pensato di
proteggere il proprio fondo con un sistema di
videosorveglianza.
E’ triste
pensarlo, ma nella società moderna ai “ladri di polli”
si sono ora sostituiti i “ladri di funghi”.
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