Articolo estratto dalla Gazzetta Del Vara

 


Buto ai confini del mondo
 

Mi affaccio (è domenica 20 aprile 2008, ore 8,30) alla finestra e mi si presenta uno spettacolo insolito, inaspettato. Sono mesi che sta piovendo, la primavera tarda ad arrivare ed anche per oggi era previsto brutto tempo. Il cielo terso che mi si presenta ed il sole abbagliante che riscalda le ancora umide valli, sono pertanto una graditissima sorpresa. Rimpiango di non essermi svegliato prima e, con allegra convinzione, mi appresto a partire per un’escursione in bicicletta.

Sono circa le dieci quando esco dal cancello di casa e, in sella alla mia bici, mi dirigo verso l’alta Val di Vara. Le mie uscite domenicali, quasi sempre da solo, hanno in genere delle regole: percorsi ad anello, ricerca di località e di paesi non ancora conosciuti, qualche fotografia ai paesaggi ed a cose originali. La strada che mi porta a Borghetto ed a Sesta Godano, pullula di ciclisti che viaggiano in gruppi numerosi ad andatura elevata; non molti sono quelli che come me procedono soli e ad andatura turistica. Il fiume Vara, che costeggio quasi costantemente, è uno spettacolo: le piogge hanno gonfiato la portata d’acqua che ha invaso buona parte dell’alveo e che procede formando ampi flutti e piacevole musica di fondo. Alcune canoe si lasciano trasportare dalla corrente con gioia ed emozione per coloro che le occupano.

Intanto, fra questo splendore della natura, nella mia mente ha preso forma una località, un traguardo che voglio raggiungere ormai da tempo. Di solito, percorrendo la strada di ritorno da San Pietro Vara, nel lungo tratto di dolce discesa che porta verso il fiume ed a un ponte che lo attraversa, lo sguardo si alza a contemplare il versante collinare a nord dove in alto, fra la folta vegetazione, svetta un’ardito campanile la cui cupola arrotondata domina un piccolo borgo dai tetti rossi. Questo paese si raggiunge da una strada che parte dopo l’attraversamento del ponte e, in funzione del cartello indicatore, l’ho sempre identificato per “Buto”. Recentemente,

nella nostra “Gazzetta del Vara”, ho letto con interesse un pezzo sottoscritto da ButoCultur@: si parla della creazione, avvenuta sette anni fa, del sito internet www.Buto.it come punto di riferimento per chi ha le radici in questo paese e vuole riscoprire le proprie origini. Attualmente, malgrado il paese conti solo una ventina di residenti, ben 380.000 visitatori hanno fatto ricerche sulle pagine del sito.

Pervaso dalla determinazione di scoprire finalmente Buto, inizio a pedalare con maggior lena per avvicinarmi alla meta. Percorro la leggera e lunga salita che corre esternamente a Sesta Godano e, dopo la galleria, entro in una delle zone più gradevoli della Val di Vara, con colline dove spiccano i ridenti ed antichi borghi di Rio, Groppo e Montale mentre il fiume si allarga in un ampio letto diventando a tratti “maestoso”; sulla sponda destra del fiume si stagliano colline prive di abitazioni e  con una vegetazione fitta e lussureggiante di un verde che abbaglia. Nel mio percorso noto uno stretto bivio con un cartello che indica “Buto, 4 Km.”, ma la strada che ho in mente è più avanti. Dopo un paio di Km. ancora approdo infatti a questa strada, molto invitante, dove sono indicati due paesi, Buto e Costola. La salita è pedalabile e l’affronto con tranquillità beandomi dei panorami che si aprono verso il fiume e San Pietro Vara e godendomi, tra il fiorire della vegetazione primaverile, incredibili silenzi. Ad ogni dosso e dopo ogni curva, il campanile che svetta si fa sempre più vicino e, dopo 3 o 4 Km. di salita, la strada si allarga presentando alcune deviazioni, una che indica Varese Ligure e l’altra che indica Costola. Pochi metri verso valle c’è il paese e mi avvio sul piazzale della chiesa: finalmente sono arrivato! Dalla piccola piazza dominata dall’alto campanile si gode un’incredibile panorama sul corso del Vara, su San Pietro, sui paesi collinari e sulla catena dei monti che, verso il mare, racchiude la ridente conca di Maissana. Una gentile signora, intenta a curare il giardino sottostante, mi aiuta ad individuare i vari paesi all’orizzonte: Salino, Saltarana, Cembrano, Ossegna, Santa Maria e Campore sormontati dai monti Verruga, Porcile e Bocco; in lontananza le cime più alte dell’Appennino parmense mentre il Gottero, alle mie spalle, rimane chiuso da alcune sue propaggini. Mentre mi appresto a consumare il mio pasto frugale la signora mi chiede se andrò ancora avanti. Dove? chiedo io e lei tranquilla mi risponde, a Buto! Solo allora scopro che non sono arrivato a Buto come credevo ma a Costola. Non inizio neppure il pasto, salgo sulla bici e mi avvio per la strada che sembrava indicare Costola più avanti. Indicazioni per Buto non ce ne sono ma procedo con decisione affrontando una discreta salita. Dall’alto ammiro la splendida visione di Costola e continuo a macinare terreno finchè valico un dosso e spunto ai confini di una valle piuttosto ampia. All’estremità della valle, qualche Km. più lontano, individuo un paese con un alto campanile: quello è senz’altro Buto.

La marcia prosegue su una strada lunga e accidentata che segue le curve della valle superando, ad ogni piega collinare, allegri torrenti la cui musicalità è l’unico suono fra tanta pace, con auto, mezzi motorizzati ed esseri umani incredibilmente assenti.

La vegetazione, per lo più castagni, è fitta di rami ancora senza foglie data l’altitudine oltre i 700 metri. Il percorso non è pesante anche se sembra senza fine poi, superata un’ultima piega collinare ed il successivo dosso, appare Buto splendido sotto un chiaro sole. Sono poche case che circondano l’ampio piazzale della chiesa dominato da un alto campanile simile a quello di Costola ma più affusolato in vetta. E’ un vasto pianoro luminoso protetto a nord dalle propaggini montuose che partono dal Gottero. Alcune case sulle zone prative circostanti fanno bella mostra di se completando un paesaggio agreste immerso in un silenzio quasi estatico:le uniche persone che incontro sono una bambina ed il nonno che corrono su monopattini. Consumo il mio pasto su una panchina del piazzale, sotto un tiepido sole, in compagnia di due gatti e immerso piacevolmente nel paesaggio circostante. Una bacheca del piazzale attira la mia attenzione e penso di trovarvi informazioni sul sito di ButoCultur@: leggo solamente un festoso avviso di prossime nozze locali ed è già molto. Verso monte c’è un vasto spiazzo con un campetto di calcio ed uno da tennis, segnali di una potenziale vivacità di presenze ma, al momento, in stato di evidente trascuratezza. Infine, con qualche rimpianto nel lasciare un luogo così gradevole, mi avvio nel naturale proseguimento della strada dalla quale sono arrivato e dove non è indicata alcuna direzione.

Dopo un paio di Km. di leggera salita mi rendo conto che questa strada non mi porterà alla provinciale di fondo valle: procedo ancora per curiosità finchè arrivo al termine dell’asfalto ed all’inizio di uno sterrato che, pur senza il conforto di indicazioni presenti, dovrebbe portare verso Montale e Groppo in comune di Sesta Godano. Ritorno con tranquillità a Buto senza prendermela per la mancanza di indicazioni ma godendomi invece il paesaggio fiabesco nel quale sono immerso e, senza incontrare anima viva, auto o cartelli, mi calo per una stradina che sembra diretta verso una proprietà privata: per fortuna prosegue e, dopo 4 Km. di ripida discesa, spunto sulla provinciale al primo bivio che avevo incontrato questa mattina. L’anello collinare è terminato, sono le due del pomeriggio e mi resta il percorso di fondo valle verso Ceparana.

Ho dentro la netta sensazione di avere scoperto un’angolo di territorio fuori dal mondo comune: il silenzio, la pace, le visioni, la musicalità della natura che ho assaporato in queste ore sono valori inestimabili. Buto è una località splendida che grazie ai suoi monti, alle sue valli, ai suoi torrenti e grazie anche alla spinta di ButoCultur@, potrà diventare un sito frequentato da vecchi abitanti che ritornano, da turisti alla ricerca di soggiorni rilassanti, di escursioni a piedi nei dintorni e verso il Gottero e l’Alta Via dei monti liguri, di fantastiche pedalate in bicicletta e mountain bike verso svariate direzioni. E’ da vedere se l’avvento di molti frequentatori, con le loro naturali esigenze, potrà consentire il mantenimento di quella pace idiliaca che ho provato oggi.

Norberto Croce

 

 
 
  Buto di Varese Ligure (SP) - Italia                                                                                                         Buto Cultur@