I GIORNALI PARLANO DI NOI

 

BRUGNATO

Lettere e preghiere per il ragazzo morto in moto

Valerio «rivive» su Internet

Un sito per scrivergli messaggi

 

BRUGNATO - «Majo vegliaci dall'alto, guidaci, proteggi noi motociclisti. non ti scorderemo mai». Lo gridano su Internet, usando le lettere maiuscole come impone il linguaggio virtuale, tutti gli amici di Valerio «Majo» Drovandi (nella foto), il venticinquenne di Brugnato morto il 17 settembre scorso in un incidente avvenuto a Follo. In sella alla sua moto si è schiantato contro un Tir.

Centinaia le persone che hanno pianto per lui il giorno del funerale. Centinaia gli amici che, a distanza d'un mese, hanno bisogno di parlare di lui e con lui. Proprio grazie a loro Valerio «vive» su Internet. Sul sito ideato da Leandro De Mattei (www.buto.it) è stato infatti dedicato uno spazio al giovane motociclista dove tutti possono scrivergli: una lettera, una dedica, una preghiera, un saluto. Commoventi e carichi d'affetto i messaggi di chi lo conosceva bene.

Di chi, con lui, condivideva la passione smisurata per le due ruote.«Ogni sabato ci incontravamo e commentavamo le pieghe delle moto nella curva più famosa del Bracco: Pippocella. Ciao Majo, non ti scorderò mai», scrive Matteo. «E' bastata una curva, niente di più bello quando si va in moto, per portarci via il mitico Majo. Non tornerà più a fare, per mille volte in un giorno, la sua curva più amata: Pippocella. Proteggici», scrive Dedo. Ma sono tantissime le frasi che gli amici, soprattutto quelli della Val di Vara, gli stanno mandando. «Valerio era molto amato», ricorda De Mattei. «Da quando abbiamo deciso di dedicargli una pagina sul sito - dice - siamo subissati di e-mail». In segno d'affetto tutti i messaggi verranno stampati e consegnati alla mamma Nadia, rimasta sola. Leggerli, forse, le sarà di conforto. Eccone alcuni:
«Valerio per me sei stato tanto e anche se non ci sei più vivrai per sempre nei miei ricordi» (Saretta); «Non scorderò mai il tuo sorriso» (Romina); «Ti chiedo un favore: veglia su tutte le persone che ti hanno amato» (Fiu/Tava Stazz).

Cristina Bertucci

 

 

 
 
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