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Lo staff di Buto e
tutti i Butesi vogliono fare gli auguri a Mauro
Pietronave per i suoi 25 anni di attività |
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ALLA GUIDA DEL PROPRIO DESTINO
Ricordi... storia e storie
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Mauro
Pietronave festeggia i suoi 25 anni di
attività imprenditoriale legati al Gran
Caffè Defilla Questo numero di "Sorrisi" è
dedicato all'attuale momento celebrativo,
per omaggiare in questo modo, non solo lui,
ma la categoria cui appartiene, cioè quella
dei piccoli imprenditori italiani, che sono
molti. moltissimi nel nostro Paese: geniali,
generosi. umili, riservati, gran lavoratori,
persone che tengono in piedi la nostra
economia e offrono speranze positive per
l'avvenire anche quando si presenta
difficile. Questo imprenditore ligure
partito da zero, ha messo in piedi un
piccolo impero. Non tanto di soldi, ma di
una ricchezza ben più importante dei
profitti. Qualcosa di più affascinante, una
trama ideale, una destinazione, una
vocazione, un sogno, un obiettivo. Anche il
destino può essere guidato. E Mauro
Pietronave, ha pilotato caparbiamente il
proprio. Nato a Buto, una piccola frazione
rurale di Varese Ligure, da Berto e Montelli
Esterina,
lascia giovanissimo i genitori e la sorella
Sandra, per trasferirsi a Genova a casa
degli zii per poter proseguire gli studi. Ma
già accarezzava il suo sogno. Diventare un
barista, come si diceva allora, possedere
una propria attività e |
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iniziare la
costruzione del suo futuro. Il percorso
professionale lo porta a lavorare in estate
nel Tigullio e in inverno nelle più note
stazioni sciistiche, quando incontra,
proprio un'estate, quella che diventerà sua
moglie. È proprio con la moglie Rosetta
Valverde che prende immediatamente corpo il
suo disegno. Due Bar a Chiavari, gestiti in
successione, il primo in periferia, il
secondo sul lungomare, entrambi con
professionalità e ottimi risultati. Ma come
detto, l'imprenditore è un uomo alla ricerca
del proprio destino con la consapevolezza di
poterlo guidare. E Mauro ha molto chiaro
dove. Il Gran Caffè Defilla, una delle più
importanti e storiche aziende della Liguria,
è già un suo obiettivo, il segreto sogno che
accarezza da anni.
Così nell'estate del 1982 con un compatto
trio di amici, Loris De Angelis, Roberto
Mutti e Giorgio Pinagli, crea la Società che
a novembre di quello stesso anno si
aggiudicherà la proprietà del Gran
Caffè Defilla.
Abbiamo
voluto parlare con Mauro Pietronave, per
farci raccontare il suo percorso. La cosa
che emerge immediatamente, seduti nella
prima sala, al suo tavolino, dove riceve
rappresentanti e fornitori in genere, è la
sua figura identitaria, qui è ancora più
percepibile di quando siede dietro la cassa.
Mauro non ama essere protagonista. Per sua
scelta la sua immagine non è mai stata di
quelle 'urlate', bada più ai fatti che alle
apparenze. È quindi restio a rispondere alle
domande e inizia a parlare a ruota libera.
"Cosa posso dire, che non sia stato detto.
Dopo la società con la quale siamo partiti,
nel 1982, nel 1990 ho voluto optare per una
gestione unica. Ho ritenuto prioritario,
recuperare nel miglior modo, gli aspetti
storici e di tradizione che il Defilla aveva
rappresentato già all'inizio del secolo
scorso. Salvare quello che era possibile.
risanare quello che era degradato e poi
rilanciare. puntando sul nome, sui prodotti e soprattutto sui servizi
e quindi sulla professionalità Nel 1982 il
Defilla contava nove dipendenti, oggi
lo staff si compone di venti collaboratori.
Ho sempre puntato molto sull'aspetto
professionale dei miei collaboratori, tanto
che alcuni di loro sono stati e sono una
vera e propria costante nel cammino di
questi 25 anni.
A cominciare da Antonio D'Ignazio un barman
storico del Defilla, una figura di alto
profilo, amato ed eletto da molti a
confidente, proprio per la sua riservatezza.
Ha iniziato da ragazzino negli anni 50 con
la Famiglia Defilla, per poi accompagnare
tutte le gestioni successive, fino al 2004,
quando è andato
in
pensione. Purtroppo, questa, oggi è una nota
triste, Antonio è mancato pochi mesi dopo
aver raggiunto
il
meritato traguardo della sua ammirevole
carriera. Epoi Ivan Guanziroli, ora in
pensione, assunto come cameriere dai 1972
fino al 2005. Roberto Gnecco,
pasticciere, assunto nel 1964 è ancora oggi
un fondamento nella qualità della nostra
pasticceria. Anche il barman Luca
Modesti è una figura costante dal 1983 al
1990 con alcune pause e dal 1991
ininterrottamente ad oggi. La gelateria e la
sua
continua espansione, è stata affidata a
Livio Costa che dal 1989 a tutt'oggi cura
un
prodotto altamente genuino che raccoglie il
gradimento della nostra clientela. Ma
ripeto, per molti miei collaboratori il
legame col Defilla ha rappresentato una
ricorrente occasione di lavoro. Cito un
esempio per tutti
Marco
Bugliani il nostro esperto pianista del
piano bar».
Quella che Mauro ci racconta è la storia di
un uomo determinato che persegue tenacemente
i propri obiettivi. È la storia di un
percorso lavorativo fatto di acute
intuizioni e scelte ardite, ma anche di
ostacoli da superare.
"Dal 1990, oltre al piano bar, ho iniziato a
proporre alcune serate di musica jazz, il
primo protagonista fu Romano Mussolini, una
collaborazione che è diventata col tempo
anche un'amicizia. E poi via via, molti
altri artisti di calibro internazionale. Il
piano bar era un locale a sé, proprio
dove nel 1993, anticipando quelle che
potevano essere le nuove esigenze della
clientela, ho deciso di creare l'Enoteca.
Avevo un progetto ed un'idea molto precisa
di come volevo che fosse l'Enoteca del Gran
Caffè Defilla. E sono riuscito a
realizzarla, grazie alla collaborazione con
Sergio Rossi e sua moglie Rosella, un
insieme di professionalità qualificate, che
hanno avuto la grande capacità di
interpretare il senso delle scelte e la loro
condivisione. Questo ha determinato il
successo della proposta verso la nostra
clientela".
Mauro, lei è un imprenditore che nella sua
impresa ha cercato anche il proprio destino;
è così? E in che modo questo si è
realizzato?
"Come per tutti, attraverso l'impegno, ma
anche attraverso alcune circostanze
indubbiamente favorevoli. Tra queste, dal
momento che la struttura è di proprietà del
Comune di Chiavari, la possibilità, dal 1982
ad oggi, di dialogare costantemente con
tutte le Amministrazioni che si sono
succedute e che hanno concretamente
sostenuto la volontà di mantenere e
conservare la realtà di questo Locale, che
racchiude in sé uno storico complesso di
elementi, che vanno dalla tradizione, alla
cultura fino all'anima stessa di questa
Città. Una volontà che ha superato la sola
logica del profitto, privilegiando quella
più prestigiosa di salvaguardare una realtà
che in oltre cento anni ha saputo
guadagnarsi un importante spazio nella
storia di Chiavari".
Pietronave, se dovesse riassumere in una
frase questi 25 anni, cosa direbbe?
"Direi che questo periodo appena trascorso,
ha per me il significato della crescita, non
soltanto economica, ma anche quello di
corrispondere alla sensibilità della
clientela, offrire il meglio del servizio,
dell'assortimento e della scelta, nella
cornice di quello che attraverso il mio
impegno e quello dei miei collaboratori ha
ritrovato l'orgoglio di chiamarsi Gran Caffè
Defilla".
C'è qualcuno con cui vorrebbe festeggiare
questo momento?
"Più che festeggiare vorrei ricordare.
Vorrei ricordare due colleghi che oggi
non
ci sono più, ma che hanno saputo costruire
con servizi, con attenzione con impegno
costante, traguardando i confini della
nostra Città. Mi riferisco ad Angelo
Molinari fondatore del Lord Nelson Pub, e ad
Attilio Arbasettí titolare del Bar Gelateria
Davide. Alla loro memoria desidero
rivolgere il
mio
pensiero; di collega e di amico. La loro
presenza autorevole nel nostro settore è
certamente stata di stimolo e d'esempio per
molti di noi".
Buon Compleanno Signor Pietronave, e grazie
per questi 25 anni che ci ha raccontato.
E mentre ci alziamo per salutarci, scorgiamo
accanto a noi, davanti a una confezione di
gianduiotti, o un classico gelato al
torroncino e nocciola, o ai "Sorrisi dí
Chiavari", veri pezzi duri di Defilla, in
mezzo alla gente comune, qualcuno che ha
fatto, sta facendo o farà qualcosa d'Italia.
E sarà un'altra storia nelle storie di
questo Caffè di ieri e di oggi.
m.s.
"Pensiero
marino"
del pittore Luiso Sturla (collezione
privata) |
RICORDI E PROGETTI
Sono venticinque anni
che i miei genitori gestiscono con grande abilità il
Gran Caffè Defilla, locale storico che ha dato loro
oneri e onori, che li ha impegnati duramente per
tanti anni. Uno lei pochi locali che accoglie il
cliente sin dalla prima mattina, con un croissant
caldo e un cappuccino, lo accompagna nella giornata
con deliziosi
aperitivi, pasticcini e gelati artigianali, cocktails
e sfiziosi spuntini per pranzi veloci, oppure con
cene rilassanti a base di vino e specialità
nostrane. Nelle serate estive, quelle serate calde
in cui Chiavari
sembra essersi chiusa dietro alle
persiane già alle otto di sera, per godersi il fresco delle case
liguri, ci sono state e ci sono tuttora
manifestazioni
ed eventi gradevoli: ricordo il Galà delle
debuttanti a Villa Rocca, le tredici edizioni di
Miss Sorrisi, le esposizioni di quadri di pittori
locali e non solo, il piano bar e le serate jazz.
Ricordo l'intuizione di mio padre Mauro di aprire
nella grande sala interna un'enoteca, all'insegna
del buon vino e del cibo semplice: il successo che
regala ogni giorno rende sicuramente orgogliosi.
Ricordo tuttavia.
anche l'altro lato della medaglia: molti Natali,
trascorsi al bar quando ero ancora una bambina, dopo
aver aperto in fretta i regali ricevuti. Il duro
lavoro dei miei genitori, oltre ad aver occupato
molta parte del loro tempo, ha in qualche modo
influenzato anche la mia vita e il mio stesso tempo.
Infatti, guardo al futuro con la speranza di vederli
finalmente rilassati e sereni, a godersi un po' di
tempo soltanto per loro, coltivando qualche passione
quasi dimenticata. Citando Pavese, infatti,
"Lavorare stanca", e non solo. Toglie tempo a se
stessi, agli affetti, toglie tempo al tempo. Mi
piace immaginare il Gran Caffè Defilla continuare
con la sua grande attività, il Natale, il vociare
chiassoso della gente, che si affolla il venerdì
mattina, giorno di mercato chiavarese. Mi piace
immaginare ancora tanti anni di attività, pieni di
gioie e soddisfazioni, e tra qualche tempo dovrò
pensare seriamente a quale sarà il mio ruolo.
Tuttavia, per il momento, aspetto, ricordo, e spero.
Guardo Chiavari, la cittadina in cui sono nata, e
che vorrei vedere agl antichi splendori: piena di
turisti, vita notturna bancarelle di artigiani nei
carruggi, musica nel le piazze, feste danzanti e
teatro itinerante tra vie e nelle colline. Immagino
tutto questo, e sorrido. Molto orgogliosa dei
genitori che ho.
Paola Pietronave
IL SORRISO DEL CAVALIERE
LE ORIGINI
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Mauro Pietronave è da 25 anni
proprietario del Defilla, il più
grande Caffè ligure, tradizionale
centro mondano del Tigullio e nelle
cui sale si sono seduti gli ospiti
più prestigiosi del mondo dello
spettacolo e della politica. In
questo lustro Mauro ha reso il
locale ancor più importante, con
l'offerta di pasticceria di qualità
superiore e arricchendolo di un
raffinante con una fornita enoteca.
Mauro Pietronave, che per la
gestione del Gran Caffè Defilla ha
ricevuto vari e importanti
riconoscimenti, è nato a Buto,
piccolissimo paese del comune di
Varese Ligure, nell'Alta Val di
Vara.
Il
paesino è posto alle pendici del
monte Gottero, a 700 m. sul livello
del mare, immerso nei boschi di
cerri e castagni. La sua storia è
antichissima in quanto si sono
trovate tracce della presenza
cristiana nel luogo risalenti al VII,
VIII secolo d.C.
Per
la sua posizione su di
un'antichissima strada del sale che
collegava le località della Riviera
con quelle della pianura padana è
ricordato nella Cronaca
cinquecentesca dell'abate Antonio
Cesena di Varese. I mercanti
partivano carichi del prezioso
minerale, d'olio e di vino e,
transitando per Buto, raggiungevano
il passo di Cento Croci e poi
l'Emilia e la Lombardia e tornavano
in Liguria carichi di grano. Il
paese è passato nei secoli
attraverso numerose vicissitudini,
guerre, epidemie e carestie. Nella
prima metà del Novecento contava 250
abitanti. |
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Ora
ha solo una ventina di residenti,
centinaia di emigranti e figli di
emigranti e oltre quattrocentomila
visitatori (anche se virtuali). La
piccola località, infatti, possiede
un sito internet, www.buto.it, che è
uno dei più visitati dello spezzino
e riporta, tra l'altro, informazioni
sulla storia della Val di Vara, foto
degli abitanti e delle località in
cui è sparso il paese e cartoline
antiche, notizie sulla nascita dei
funghi, dispone di una webcam e di
una stazione meteo. È il più
efficace strumento a disposizione
dei numerosi "figli di Buto", che a
malincuore lasciarono la loro terra
per cercare altrove migliori
condizioni di vita e ora sono sparsi
per il mondo, specialmente in
Argentina e California, per
coltivare il rapporto con le proprie
radici. E il richiamo alle radici
comuni ha unito un gruppo di persone
originarie del paese che hanno dato
vita a un progetto denominato
ButoCultur@ con lo scopo di
recuperare il passato per memoria
loro e dei loro figli. Il recupero
del passato può creare un ponte
virtuale tra le vecchie e le nuove
generazioni, può tenere unita la
vasta comunità ora sparsa, può fai
affrontare il futuro con nuova forza
attinta dall'esempio di chi ci ha
preceduto.
Ecco
che si sono fissate sulla carta le
testimonianze dei nonni e dei
genitori sulla vita di sacrifici e
sofferenze degli antenati, su di una
realtà rimaste invariata per secoli
sino alla metà del Novecento
Un'esistenza difficile, comune a
quella degli alti paesini dell'Alta
Val di Vara, vissuta nel conforto
della religione e nella fede, un
mondo dal qual (poter attingere sani
valori: l'importanza della famiglia,
della solidarietà, del rispetto
reciproco.
Sono
nati così due libri sul paese di
Buto, frutto delle testimonianze e
delle ricerche storiche
nell'archivio della parrocchia. Il
grande protagoniste di questi libri
è il "Popolo di Buto", come era
anticamente chiamato dai parroci,
popolo ora disperse ma che ha saputo
farsi onore anche distante da
proprio nido. E Mauro Pietronave ne
è uno degli esempi più vividi, sia
nel modo di gestire la proprie
attività, sia nel partecipare
attivamente al progetto culturale
sopra ricordato e nel mantenere i
legami col suo luogo di nascita.
Il comportamento di questo "figlio
di Buto" torna a onore di tutta la
comunità e dimostra l'importanza dei
valori ereditati dai
propri avi ed è strettamente
collegato al patrimonio culturale
della nostra montagna.
ButoCultur@ |
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